Come ogni estate, anche quest’anno vi mostro qualche curiosità gastronomica vista, e assaggiata, durante le mie escursioni alpine tra alpeggi e rifugi.
I formaggi ovviamente, come queste ricotte
prodotte con latte di vacca e di capra a due passi dal rifugio Zamboni Zappa sotto il Monte Rosa
A proposito di ricotte: spesso vengono pubblicizzate come “dietetiche” da spot pubblicitari con modelle smilzissime. Beh, la ricotta era povera di calorie una volta, quando veniva preparata dal siero di latte avanzato dopo la produzione del formaggio ed era quindi povera di grassi. Ora invece quasi sempre si fanno con il latte intero, quando addirittura non si aggiunge della panna per renderle più cremose. Buone sì, ma dietetiche non proprio. Magie del marketing.
Ma veniamo ai miei frutti alpini preferiti: i mirtilli.
Il mirtillo è una pianta spontanea, della famiglia delle Ericaceae e genere Vaccinium. Esistono centinaia di specie al mondo, ma la mia preferita è il Vaccinium myrtillus L. o mirtillo nero. È un arbusto alto 20-40 cm, fruttifica tra luglio e agosto con bacche nero-bluastre e, non essendo coltivabile, può essere gustato fresco solo in loco, da solo, con una spruzzata di zucchero e limone, con dello yogurt freddo o del gelato fiordilatte. In Italia lo si trova solo sulle Alpi e in parte degli Appennini fino a 2000 metri di altitudine circa.
I mirtilli che si possono acquistare tutto l’anno nei supermercati d’Italia solitamente provengono da coltivazioni non del mirtillo nero ma di una specie diversa, dello stesso genere, originaria del nord America. Il mirtillo gigante americano è una pianta che può superare il metro e ha delle bacche più grandi. Mentre la polpa del mirtillo nero è di colore rosso porpora intenso dovuto alle antocianine presenti, la polpa del mirtillo americano è verde chiaro.
Il più gustoso? Non c’è partita! Vince il mirtillo nero selvatico dieci a zero.
Eccoli a confronto.
I mirtilli raccolti personalmente in un alpeggio o andando verso una cima hanno in più il gusto della vittoria per la meta raggiunta
Si possono però più comodamente acquistare in valle anche da alcune donne che, nella via centrale del paese, arrivano quasi ogni giorno con un cestino o addirittura una gerla pieni.
Li vendono a 6 euro al sacchettino, circa 13 euro al kg. Pensando alla fatica che si deve fare per andare a raccoglierli è un prezzo che pago volentieri.
Per raccogliere i frutti credo usino questo rastrellino.
E se dopo averne mangiati a sazietà ne avete ancora, potete sempre preparare una marmellata
A presto Dario Bressanini
Aggiunta per i “precisetti”
leggete “confettura” dove ho colloquialmente scritto “marmellata”, e “latticino” al posto di “formaggio”











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