settembre 30, 2010

Intelligent Individuals Don’t Make Groups Smarter

An early effort at defining general intelligence in groups suggests that individual brainpower contributes little to collective smarts.

Instead, it’s social awareness — the ability to pick up on emotional cues in others — that seems to determine how smart a group can be.

“We lack a shared criterion in predicting which groups will perform well and which won’t,” said psychologist Anita Woolley of Carnegie Mellon University. “There’s an underlying factor that seems to drive how individuals perform in multiple domains. I wondered if that was true of groups as well.”

In individuals, general intelligence is a measure of each person’s tendency to perform similarly on different types of cognitive tests, suggesting an underlying — general — intellectual competence. Exactly what produces those smarts, and how they correlate with biological and environmental factors, is controversial. But even if the causes are unclear, the evidence of individual general intelligence remains.

To determine whether something similar also operated in collective minds, Woolley’s team divided 600 test subjects into groups of two to five people, then had each group complete a variety of problem-solving tasks. Afterward the researchers interviewed the groups and each participant. They measured group cohesion and motivation, individual intelligence and personality, and other factors previously associated with group performance.

Their analysis, published Sept. 30 in Science, found several characteristics linked to group performance — and none involved individual intelligence. What mattered instead was the social sensitivity of individual members, the proportion of women (who tend to be more sensitive) in each group, and a balanced participation of conversation.

Gender and social sensitivity are linked, said Woolley, making emotional intelligence and conversation balance the most important factors in group performance. Not only was individual intelligence irrelevant, but group cohesion mattered little. Neither did motivation or happiness — a finding that most workers would find disconcerting.

“Some of our intuitions about how satisfaction and cohesion correlate with performance are a little misguided,” Woolley said. “But it’s not as if happiness and cohesion are bad.

In future research, Woolley plans to study how group intelligence is affected by size, and how the benefits of increased collaboration can reach a point of diminishing returns. She also wants to know how group intelligence changes when collaboration occurs online.

“The way we’re moving now, where everyone is interconnected, it calls into question the whole notion of what intelligence is, whether it’s so relevant what an individual can do by themselves” said Woolley. “It’s good to move the conversation in that direction.”

Image: Michael Cardus/Flickr.

See Also:

Citation: “Evidence for a Collective Intelligence Factor in the Performance of Human Groups.” By Anita Williams Woolley, Christopher F. Chabris, Alexander Pentland, Nada Hashmi, Thomas W. Malone. Science, Vol. 329 No. 6000, October 1, 2010.

Brandon Keim’s Twitter stream and reportorial outtakes; Wired Science on Twitter. Brandon is currently working on an ecological tipping point project.

settembre 29, 2010

How Popular is the iPhone Anyway

Source: billshrink.com


Got Questions? Ask Them Now FREE on MakeUseOf Answers!

 

Original article: How Popular is the iPhone Anyway

Similar in Geeky Fun


settembre 27, 2010

Prega per vent’anni nello stesso punto e lascia il solco dei piedi sul legno

No, non è assolutamente un fotomontaggio, queste sono realmente le impronte di due piedi sul legno e appartengono al monaco Buddhista Hua Chi che per vent’anni ha pregato ogni giorno 

settembre 27, 2010

Messa a fuoco? Cos’è?

Fotografia computazionale: scegliere la messa a fuoco di una foto dopo averla scattata


Ogni tanto m'imbatto in qualche scoperta tecnologica che risveglia l'effetto wow: quello che si prova quando si vede per la prima volta una cosa apparentemente impossibile diventare realtà.

È il caso di questa demo di Adobe, dove viene mostrata un'applicazione di una lente addizionale "plenottica" (plenoptic lens), composta da un gran numero di microlenti, che si mette fra il sensore e l'obiettivo normale e permette di fotografare il soggetto da angolazioni multiple leggermente differenti. Il segnale raccolto contiene quindi informazioni tridimensionali che consentono di scegliere quale piano di messa a fuoco utilizzare dopo aver scattato la foto. Vedere per credere.


Ci vuole una discreta potenza di calcolo e si paga il prezzo di una risoluzione inferiore, ma evitare con certezza che una foto irripetibile sia sfocata è un privilegio impagabile.

Se vi interessano i dettagli, date un'occhiata a questo articolo o a questo (PDF scaricabile) e soprattutto a questo video esplicativo (74 MB, niente streaming). E poi ditemi se non vi sentite dentro una scena di Blade Runner.
settembre 23, 2010

Dropbox introduces App Directory, adds caching to iOS app

We'll spare you the raves about Dropbox being the perfect cross-platform cloud storage solution and cut right to the latest updates that make it even more awesome. Dropbox has just introduced an App Directory, listing apps on all platforms that play nicely with Dropbox. This includes everything from password storage solution 1Password to Android's UiA contact backup app to ... BlackBerry apps?! Okay, there are only two BlackBerry apps in the directory so far, but it's still amazing how versatile Dropbox is.

Meanwhile, the iPhone/iPad version of Dropbox just received a crucial update that includes caching of downloaded files, so you don't have to burn your bandwidth redownloading that 50-meg PDF every time you want to view it. File transfers also work in the background now, which makes the app twice as useful.

Note: Please don't put Dropbox referral links in the comments. They will be deleted, and repeat offenders will be banned. (Thanks for letting us borrow your disclaimer, TUAW!)

[via TUAW]

Dropbox introduces App Directory, adds caching to iOS app originally appeared on Download Squad on Thu, 23 Sep 2010 13:30:00 EST. Please see our terms for use of feeds.

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Dropbox - Blackberry - iOS - IPhone - Android Market

settembre 23, 2010

Comic for September 21, 2010

Shared by gangio
Iphone anyone? :)

settembre 23, 2010

La Stampa garantisce: eruzione solare letale nel 2013

Shared by gangio
THE END IS NIGH!! Arrivano i 4 cavalieri!! Siete pronti? :)

2013, eruzione solare devastante garantita da La Stampa, Corriere e Giornale


Se La Stampa pubblica nella sezione Scienza un articolo che titola "Nel 2013 una gigantesca eruzione solare paralizzerà il nostro Pianeta", senza forse e senza ma, viene da crederci, giusto? La Stampa è un giornale, perdinci, mica un blogghettino di qualche perditempo. La Stampa ha una redazione. I suoi giornalisti percepiscono uno stipendio. È Gente Pagata per Scrivere le Notizie. Gente che quindi sa il fatto suo, giusto?

Quindi se La Stampa aggiunge che c'è un "allarme degli scienziati NASA" che "prevedono per il 2013 una gigantesca eruzione solare in grado di scatenare una tempesta magnetica sulla Terra" e dice che ci sarà una "'apocalisse magnetica' che metterà in ginocchio il trasporto aereo, i sistemi di localizzazione geografica guidati da Gps, i servizi finanziari e le comunicazioni radio militari", mi sento legittimato a farmela addosso, lasciarmi andare al panico, poi virilmente riprendermi e radunare provviste d'emergenza, costruire un bunker nelle Alpi e imparare l'uso delle armi da taglio meglio di Rambo, giusto?

Non è finita: il prossimo picco di attività solare "secondo gli esperti statunitensi sprigionerà una potenza pari a 100 bombe ad idrogeno e provocherà per l'economia USA danni economici venti volte maggiori di quelli dell'uragano Katrina". Notate la certezza con la quale viene fatta la previsione catastrofica. Non c'è un forse o un potrebbe neanche a pagarlo. L'eruzione ci sarà, punto e basta, e il cataclisma è ineluttabile. Segniamoci il 2013 sul calendario e facciamocene una ragione.

Oppure facciamo un ragionamento e fermiamoci a notare la tragica quanto sospetta mancanza di fonti precise nell'articolo de La Stampa. Chi ha dato l'allarme? Gli "scienziati NASA". Chi ha fatto la previsione? "Esperti della NASA". Da dove viene annunciato l'allarme? "Da un summit di scienziati riuniti a Washington". Non un nome di uno di questi scienziati o esperti; neanche quello del summit. L'unico nome è quello del ministro della difesa britannico Liam Fox, che però parla di attacchi alle reti di comunicazione da parte del terrorismo globale. Che con il Sole non c'entra un fico secco. C'è solo un dato vago: "un rapporto della National Academy of Sciences". Rigorosamente senza nome.

Poi proviamo a cercare 2013 eruzione summit Washington in Google e scopriamo che anche il Giornale ha pubblicato la stessa notizia, quasi parola per parola e con lo stesso tono di certezza. Al balletto dei menagramo partecipa anche Corriere.it. Tre giornali ribadiscono la notizia, quindi siamo sicuri che è vera, giusto?

Sbagliato. Perché della notizia non c'è traccia nella stampa estera. Nessun summit di scienziati a Washington parla di catastrofi nel 2013. Ma appena si Googla il nome del ministro Liam Fox insieme a 2013 e alle parole solar flare, ossia "eruzione solare", compare una traccia molto interessante: l'autorevolissimo The Sun. Che guarda caso parla proprio di "paralizzare" il nostro pianeta, con questa pagina per nulla sensazionalista.


Vi risparmio i fotomontaggi con il cielo delle grandi città del mondo tinto di rosso. Anche al trash c'è un limite.

Salta fuori un'altra pubblicazione seria e scientifica, il Daily Mail britannico di ieri, che parla ancora di "paralizzare la Terra", fa lo stesso esempio delle cento bombe all'idrogeno e di venti volte i danni di Katrina e parla di un summit di esperti a Washington. Solo che fa alcune precisazioni importanti, assenti nelle versioni italiane: il summit s'è tenuto quasi quattro mesi fa e Liam Fox c'entra perché ha appena tenuto il discorso d'apertura di una conferenza internazionale sulla vulnerabilità delle reti elettriche. La UPI aggiunge che la conferenza si è tenuta a Westminster sotto l'egida dell'Electric Infrastructure Security Council e della Henry Jackson Society.

Cosa ancora più importante, persino il Sun e il Daily Mail dicono una cosa ben differente rispetto alla devastazione garantita dai giornali italiani. Dicono che nel 2013 potrebbe verificarsi una grande eruzione solare. Potrebbe. Nel senso di "ma anche no".

Qualora si verificasse, aggiunge il Mail, l'eruzione potrebbe causare una tempesta geomagnetica sulla Terra. Potrebbe. E i danni di un'eventuale tempesta verrebbero minimizzati se si sapesse del suo arrivo con un anticipo sufficiente a mettere in sicurezza le reti elettriche e i satelliti. Anticipo che le sonde NASA, come il Solar Dynamics Observatory e gli osservatori spaziali gemelli STEREO, cercano di darci. Il rischio c'è e occorre prepararsi a prevenirlo (ne ho scritto in alcuni articoli precedenti), ma non sono affatto garantite né la data del 2013 né l'apocalisse di cui parlano irresponsabilmente i giornali italiani.

Cari colleghi stipendiati, copiare è male. Farsi beccare è peggio. Farsi beccare a copiare dai tabloid scandalistici un articolo di fanta-catastrofisica è roba da seppellirsi per la vergogna. Almeno abbiate il buon senso di copiare dai giornali seri. Altrimenti leggervi è come cercare di imparare la ginecologia leggendo una rivista porno.
settembre 23, 2010

Kenroku-en a Kanazawa, uno dei 3 grandi giardini del Giappone

Kenrokuen
Kenroku-en sta per “Giardino che combina 6 caratteristiche”, quelle considerate fondamentali per un giardino in Giappone. Queste sei caratteristiche, che fanno del Kenroku-en uno dei 3 Grandi Giardini del Giappone, sono la spaziosità, la serenità, la venerabilità, il panorama, la minuziosità del design e la freschezza.

Kanazawa, il capoluogo della prefettura di Ishikawa si trova sull’isola di Honshū, la più grande del Giappone, più o meno al centro, affacciata sul mar del Giappone; semplificando si potrebbe dire che si trova all’altezza di Tokio, dall’altro lato dell’isola. Il nome, la palude d’oro, è leggendario; un contadino, Imohori Togoro, trovo fiocchi d’oro mentre scava cercando patate.

Il giardino Kenroku-en si deve al nobile Maeda Toshiie, che fece costruire per il proprio piacere, e quello dei suoi ospiti, agli inizi del XVII secolo a ridosso del proprio castello; il giardino divenne accessibile al pubblico solo nel 1874. Se si segue il percorso standard, la visita al giardino prende un’ora e mezza, per ammirarne i punti di maggior interesse, lungo il chilometro e mezzo del percorso. Kenroku-en è aperto tutto il giorno e il costo del biglietto è di 300 yen, circa 2.5 euro.

Foto | Endroit.

Kenroku-en a Kanazawa, uno dei 3 grandi giardini del Giappone é stato pubblicato su travelblog alle 07:47 di giovedì 23 settembre 2010.