Archivio di settembre, 2010
Kenroku-en a Kanazawa, uno dei 3 grandi giardini del Giappone

Kenroku-en sta per “Giardino che combina 6 caratteristiche”, quelle considerate fondamentali per un giardino in Giappone. Queste sei caratteristiche, che fanno del Kenroku-en uno dei 3 Grandi Giardini del Giappone, sono la spaziosità, la serenità, la venerabilità, il panorama, la minuziosità del design e la freschezza.
Kanazawa, il capoluogo della prefettura di Ishikawa si trova sull’isola di Honshū, la più grande del Giappone, più o meno al centro, affacciata sul mar del Giappone; semplificando si potrebbe dire che si trova all’altezza di Tokio, dall’altro lato dell’isola. Il nome, la palude d’oro, è leggendario; un contadino, Imohori Togoro, trovo fiocchi d’oro mentre scava cercando patate.
Il giardino Kenroku-en si deve al nobile Maeda Toshiie, che fece costruire per il proprio piacere, e quello dei suoi ospiti, agli inizi del XVII secolo a ridosso del proprio castello; il giardino divenne accessibile al pubblico solo nel 1874. Se si segue il percorso standard, la visita al giardino prende un’ora e mezza, per ammirarne i punti di maggior interesse, lungo il chilometro e mezzo del percorso. Kenroku-en è aperto tutto il giorno e il costo del biglietto è di 300 yen, circa 2.5 euro.
Foto | Endroit.
Kenroku-en a Kanazawa, uno dei 3 grandi giardini del Giappone é stato pubblicato su travelblog alle 07:47 di giovedì 23 settembre 2010.
Eduardo Saverin e la vendetta del cofondatore miliardario di Facebook

C’è un fato particolare che attende alcune persone. Sfiorare il trionfo, la ricchezza, la fama, mancando l’appuntamento con il successo. Pete Best, batterista che venne cacciato dai Beatles prima di incidere Please Please Me. Ron Wayne, noto come il terzo socio di Apple, ovvero il disegnatore del primo logo, che lasciò la propria quota a Jobs e Wozniak per una cifra oggi ridicola. E chissà a quanti altri sarà capitato un simile destino beffardo. Altre volte però, può capitare che il finale presenti qualcosa di completamente diverso.
Quella che raccontiamo oggi è la storia di Eduardo Saverin, cofondatore di Facebook poi estromesso dalla società dallo stesso Mark Zuckerberg. Come riporta Business Insider, la vicenda è balzata agli onori della cronaca grazie al film “The Social Network“, in uscita il 1 Ottobre negli Usa, che racconta la vita di Zuckerberg. Il film è dichiaratamente una “fiction” che si basa su un romanzo di Ben Mezrich: “The Accidental Billionaires”. Ma chi ha ispirato Mezrich fornendogli particolari importanti? Si, proprio Eduardo Saverin, nel tentativo di screditare Zuckerberg. Vendetta andata a segno per Eduardo: libro pubblicato e film nelle sale.
Cerchiamo però di distinguere la finzione cinematografica da fatti. E’ il 2003 quando Zuckerberg e Saverin si accordano. Zuckerberg ha una bella idea: si chiama “TheFacebook.com” ed è una directory che permette agli studenti di Harvard di condividere informazioni. Saverin è uno studente di origine brasiliana, di famiglia benestante e che si dice sia collusa con la malavita sudamericana. Da una parte l’idea, dall’altra parte il denaro: Saverin versa 15.000 dollari per il mantenimento dei server. TheFacebook.com parte nel Gennaio 2004, in Aprile viene costituita la prima società con Zuckerberg e Saverin sul ponte di comando. Due mesi dopo si parla già di successo: gli studenti di altri college vogliono iscriversi, TheFacebook.com viene citata come astro nascente del web2.0. Per i curiosi abbiamo trovato uno screenshot della prima versione di Facebook.
Zuckerberg capisce che il sito si sta trasformando in qualcosa di importante. Insieme a Dustin Moskovitz, suo compagno di stanza nel college, si trasferisce a Palo Alto. Saverin decide invece di trasferirsi a New York, per uno stage presso la Lehman Brothers. Zuckerberg chiede tre cose a Saverin: dare una struttura alla società, reperire fondi e creare un modello di business. Il “rapporto a distanza” non funziona. Nascono incomprensioni che creano fratture insanabili, come quando Saverin decide autonomamente di far girare su Facebook e gratuitamente alcuni banner del proprio nuovo sito: Joboozle.
La mail di Zuckerberg è eloquente: una serie di accuse che vanno dall’aver creato un sito che potrebbe essere un competitor di Facebook, così come l’aver pubblicato banner gratuitamente:
You developed Joboozle knowing that at some point Facebook would probably want to do something with jobs. This was pretty surprising to us, because you basically made something on the side that will end up competing with Facebook and that’s pretty bad by itself. But putting ads up on Facebook to advertise it, especially for free, is just mean.
La goccia che fa traboccare il vaso è proprio la mancanza di fondi, fondi che Saverin avrebbe dovuto reperire e che invece vengono trovati da Zuckerberg. Zuckerberg cerca di portare Saverin in California, arrivando ad offrirgli “miglia” frequent flyer per gli eventuali spostamenti aerei. Saverin sembra però perso in un altro mondo, non presta attenzione a Mark e non svolge i propri compiti. Tutto questo però non toglie il fatto che abbia una quota importante nella società.
Zuckerberg riesce a coinvolgere Sean Parker, noto per aver cofondato Napster ed una serie di start up tra le quali Plaxo. Sean Parker prende di fatto il posto di Saverin, suscitando interesse in Peter Thiel, già fondatore di PayPal, e che sarà poi il primo vero investitore esterno di Facebook.
La questione Saverin si fa pressante, e proprio Peter Thiel suggerire il modo di “farlo fuori”. Creare una nuova società, comprare quella vecchia e varare un aumento di capitale ad hoc. In questo modo le quote sarebbero state “annacquate” facendo diminuire di parecchio il peso specifico di Saverin, in quel momento al 30%.
Tutto questo accade tra il 29 Luglio 2004, con la costituzione della nuova società, ed il 7 Gennaio 2005 quando formalmente la percentuale di Saverin scende al 10%, e cede di fatto tutte le proprietà intellettuali a Zuckerberg. E’ passato solo un anno dal lancio della prima versione di Facebook. Nell’Aprile del 2005, Saverin viene ufficialmente licenziato e costretto a lasciare ogni incarico.
Di chi è la colpa? Del noto cinismo di Zuckerberg? Del comportamento ambiguo di Saverin? Non conosciamo ancora tutti i dettagli del caso, ma è probabile che emergeranno lentamente. L’occasione ce la daranno le varie cause intentate tra Zuckerberg e Saverin, ma anche quelle tra Cameron Winklevoss, Tyler Winklevoss, e Divvya Narendra, ovvero i primissimi programmatori di Facebook, contro lo stesso Zuckerberg. E’ logico pensare che la realtà processuale possa fare luce su tutta la vicenda.
Torniamo allora a Eduardo Saverin. A differenza di Pete Best e Ron Wayne può dire di averlo toccato davvero, il successo. Anzi, se lo tiene bello stretto: pur essendo stato estromesso, le quote in suo possesso sono valutate attorno al miliardo di dollari. Probabilmente Saverin ha anche stabilito un record, investendo solo 15.000 dollari nel 2005 e realizzandone in 5 anni 66.000 volte tanto. Come dice Businessinsider, uno dei migliori investimenti di tutti i tempi.
Eduardo Saverin e la vendetta del cofondatore miliardario di Facebook é stato pubblicato su downloadblog alle 12:20 di mercoledì 22 settembre 2010.
Linux Kernel Exploit Busily Rooting 64-Bit Machines
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The number one browser…
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Reattori nucleari fossili? Non è una bufala
Che ci fa un reattore nucleare sepolto due miliardi di anni fa in Africa?
Nel 1972 furono scoperti in Africa dei reattori nucleari fossili, risalenti a due miliardi di anni fa. Detta così, sembra una storiella da Voyager e il pensiero corre subito ad Atlantide, Mu, Lemuria e a tutta la collezione di civiltà perdute proposte dalla cosiddetta "archeologia alternativa". Ma non è una bufala: è scienza.Due miliardi di anni fa ad Oklo, nel Gabon, avvenivano reazioni nucleari di fissione, proprio come nelle nostre centrali, ma non perché gli alieni o razze terrestri intelligenti dimenticate avessero edificato delle centrali energetiche. Lo aveva fatto la natura.
Sì: un reattore nucleare può formarsi spontaneamente. È facile pensare che non esista nulla di più avulso dalla natura di una reazione atomica, ma in realtà il nucleare fa parte del repertorio di sorprese che ci riserva l'universo se ci diamo la pena di esplorarlo.
Due miliardi di anni fa, la crosta terrestre era molto più ricca di oggi di una variante (più propriamente, un isotopo) dell'uranio, di nome uranio 235, che a differenza dell'uranio "normale" (uranio 238) è in grado di sostenere una reazione nucleare di fissione.
In particolari condizioni geologiche, la concentrazione di questo isotopo produceva calore, esattamente come all'interno di un reattore nucleare. Serviva una configurazione geologica che avesse una bassa concentrazione di elementi come il cadmio, che assorbe i neutroni che consentono la reazione nucleare, e un'alta concentrazione di sostanze come acqua o carbonio, che agiscono da moderatore della reazione. Quando la miscela geologica era giusta, si innescava la reazione nucleare, che durava circa un milione di anni.
Oggi queste condizioni non si possono verificare più perché non ci sono più concentrazioni sufficienti naturali di uranio 235, ma è affascinante pensare che mamma Natura ci ha battuto sul tempo di un paio di miliardi di anni. La foto qui sopra mostra il reattore fossile numero 15 presso Oklo: le chiazze gialle sono residui di ossido di uranio.
Se vi interessano i dettagli di questa scoperta, avvenuta nel 1972 ma poco conosciuta al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, li trovate presso il sito della Curtin University dedicato ai reattori nucleari fossili.
Fonti: APOD, Gizmodo.


