In televisione ultimamente si é parlato di tonno “trattato” per alterarne il colore. Ho pensato quindi di darvi una anticipazione dell’articolo sul tonno che uscirà sul prossimo numero di Le Scienze, ampliandone la parte dedicata al colore.
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| Thunnus thynnus |
I pesci solitamente hanno carni chiare o addirittura bianche. Tra le eccezioni vi è un pesce apprezzato dal punto di vista culinario già dagli antichi romani: il tonno. In realtà il genere Thunnus, della famiglia Scombridae, contiene varie specie, anche se spesso dal punto di vista commerciale non vengono distinte. Il più pregiato è sicuramente il Thunnus thynnus o “tonno rosso”. Predatore a sangue caldo presente in branchi nell’oceano Atlantico, può superare i quattro metri di lunghezza e i 600 kg di peso.
Una parte della popolazione entra nel mar Mediterraneo in primavera per riprodursi tra giugno e agosto mentre il resto procrea nel golfo del Messico. È un pesce a rischio di estinzione a causa della pesca su larga scala a cui è stato sottoposto negli ultimi decenni, grazie anche alla moda del Sushi e del Sashimi in cui viene consumato crudo. Più comune e più piccolo, ma meno pregiato, il Thunnus albacares o “tonno a pinne gialle”. Proveniente dall’oceano Pacifico e dall’oceano Indiano è la specie più utilizzata dall’industria conserviera per preparare il tonno in scatola.
Con ogni probabilità se acquistate un trancio di tonno fresco al supermercato state acquistando un tonno a pinne gialle (yellowfin). La pesca del tonno rosso infatti è sottoposta ad una stretta regolamentazione allo scopo di arginarne la riduzione della popolazione e alcune catene di supermercati hanno deciso di non venderlo più. Anche il tonno in scatola prodotto in molte località italiane è quasi sempre tonno a pinne gialle: il più pregiato tonno rosso viene in gran parte venduto ai giapponesi.
Esistono poi altre specie di tonno usate commercialmente, come il tonnetto striato o Skipjack (Katsuwonus pelamis), il tonno alalunga, il tonno obeso e altri.
Il colore
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| Thunnus albacares |
Il consumatore solitamente considera il colore rosso intenso della carne del tonno un parametro fondamentale per valutarne la qualità e la freschezza. Il pigmento responsabile della colorazione rossa della carne del tonno è una proteina globulare chiamata mioglobina (Mb). È presente nelle cellule muscolari di molti animali e agisce da deposito di ossigeno, fornendolo ai muscoli che lavorano. Alcuni mammiferi come le foche e le balene sono in grado di rimanere in immersione per lunghi periodi senza respirare perché hanno una grande quantità di mioglobina nei muscoli.
L’ossigeno viene normalmente utilizzato durante il movimento muscolare sostenuto e più una specie animale ne consuma più la concentrazione di mioglobina nei suoi muscoli deve essere elevata. Il tonno è un pesce che può raggiungere i 75 km/h e mantenerli per lungo tempo percorrendo fino a 200 km in un giorno. Ha quindi bisogno di una notevole quantità di mioglobina nei suoi muscoli ed è per questo che la sua carne è così rossa.
Quando questa molecola si lega all’ossigeno si trasforma in ossimioglobina (oxyMb) di colore rosso brillante. Una esposizione prolungata all’ossigeno ossida la mioglobina a metmioglobina (metMb) dal poco appetitoso colore bruno (per i chimici: il ferro passa dallo stato di ossidazione +2 a +3 e si coordina ad una molecola di acqua).
La percentuale relativa di mioglobina (rossa), ossimioglobina (rosso brillante) e metmioglobina (bruna) determina quindi il colore della carne.
Surgelazione
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| Tonno fresco non trattato (immagine da alibaba.com) |
Anche temperature poco inferiori allo zero possono ossidare la mioglobina a metmioglobina. I tonni normalmente vengono surgelati, immediatamente dopo la cattura, direttamente sulle navi da pesca (le tonnare volanti) a temperature inferiori a −30 °C. Questo permette di mantenere inalterata la qualità del pescato durante il trasporto. Se successivamente il pesce viene conservato a temperature superiori ai −20 °C, e soprattutto se viene decongelato troppo lentamente dall’utente finale, la mioglobina si trasforma in metmioglobina e il prodotto assume un poco appetitoso colore marrone anche se il pesce è stato pescato da poco e mantiene ancora tutte le sue proprietà. In particolare è la permanenza prolungata della carne a temperature tra -5 °C e -0,5 °C a provocare l’ossidazione veloce della mioglobina. Il modo migliore di evitare il brunimento del tonno è mantenerlo a temperature molto basse, inferiori a -30 °C, e decongelarlo molto velocemente in un bagno di acqua a 20 °C.
Trattamento con monossido di carbonio
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| Tonno trattato con CO (immagine da alibaba.com) |
Il monossido di carbonio (chiamato anche semplicemente ossido di carbonio, CO) è un gas che si può legare alla mioglobina per formare un composto stabile, la carbossimioglobina (MbCO), dal colore rosso ciliegia intenso (qualcuno lo descrive come “rosso cocomero”). Poiché l’ossido di carbonio si lega saldamente alla proteina la formazione della colorazione bruna della metmioglobina viene impedita. Per questo motivo in alcuni paesi come gli USA è permesso esporre la carne del tonno ad una bassa concentrazione di ossido di carbonio per mantenere la colorazione rossa dalla surgelazione o dalla conservazione sotto vuoto sino alla vendita al consumatore. In realtà spesso non viene usato il CO direttamente ma del cosiddetto “fumo filtrato” o “fumo senza sapore”. È probabilmente noto da millenni che l’esposizione della carne e del pesce al fumo di legna ne altera la conservazione e il colore. La legna quando brucia in modo incompleto, in carenza di ossigeno, produce del monossido di carbonio. Questo, legandosi alla mioglobina, è uno dei responsabili del cambiamento di colore della carne e del pesce affumicato. Nel caso del tonno non si vuole alterare il sapore delicato con delle note affumicate e quindi il fumo viene filtrato da tutte le componenti aromatiche, lasciando in pratica solo i gas, tra i quali il monossido di carbonio e l’anidride carbonica. Poiché il CO è molto efficace nel legarsi alla mioglobina, è sufficiente una bassa concentrazione (inferiore al 4%) di monossido di carbonio per il trattamento. La piccola quantità di CO presente (nel tonno così come in carni o pesci affumicati) non pone alcun problema sanitario per i consumatori.
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| Tonno trattato (immagine da alibaba.com) |
In Europa e in Giappone questa pratica è però vietata perché, sebbene non vi siano direttamente problemi sanitari, mascherare il colore scuro potrebbe facilitare qualche commerciante disonesto a vendere tonno non più fresco e deteriorato senza che il compratore possa accorgersene. L’opinione dell’FDA americana, abbastanza contestata in patria, invece è che il colore non deve comunque essere usato come parametro per misurare il deterioramento del pesce, e che se è permesso il processo di affumicatura, che altera il colore e il sapore, non ha senso vietare l’uso dei gas di combustione filtrati che alterano solo il colore, purché venga segnalato in etichetta. Abbiamo infatti visto che il tonno decongelato, assolutamente non deteriorato e commestibilissimo, può assumere un colore scuro. È però anche vero che il trattamento con il CO potrebbe indurre qualche pescivendolo disonesto a far passare il tonno trattato e surgelato come tonno fresco appena pescato, e venderlo a prezzo superiore ingannando il consumatore. Il tonno trattato con CO è comunemente venduto in molti paesi, anche online (sito da cui ho prelevato le immagini della carne di tonno mostrate qui sopra). Le immagini che qui vedete le ho prelevate dai siti di commercio online internazionali dove il tonno trattato con CO è correttamente segnalato.
Sul portale europeo delle segnalazioni di allarmi alimentari RASFF potete trovare varie segnalazioni di uso non autorizzato di monossido di carbonio sul tonno, sul pesce spada e su altre tipologie di pesci provenienti specialmente dal Vietnam.
Mioglobina ed emoglobina
L’azione dell’ossido di carbonio sulla mioglobina è simile a quella sulla proteina cugina: l’emoglobina presente nel sangue. L’ossigeno si lega a questa proteina (più precisamente al ferro II del “gruppo eme” dell’emoglobina, identico a quello della mioglobina) in modo reversibile potendo così attaccarsi e staccarsi con facilità per essere trasportato nel corpo dal flusso sanguigno. L’ossido di carbonio invece forma un legame molto più forte con il ferro dell’emoglobina riducendo così la possibilità per l’ossigeno di “trovarsi” una molecola di emoglobina “libera” per farsi trasportare. Inalare ossido di carbonio può portare a conseguenze lievi, come un mal di testa, o gravi sino alla morte a seconda di quanto CO si lega all’emoglobina.
Insomma, il colore non è un parametro adatto per giudicare la freschezza del tonno. Molto più affidabile invece è l’odore: un tonno fresco infatti non ha praticamente odore. Il monossido di carbonio può ingannare l’occhi ma non il naso
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Per quel che riguarda gli aspetti culinari, salutistici ed ecologici vi rimando ad un prossimo articolo. Oppure se avete fretta potete leggere il prossimo numero di Le Scienze
A presto.
Dario Bressanini











































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