Confuto Ergo Sum
Paolo Attivissimo
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Post di Paolo Attivissimo
Come farsi dare soldi dai bancomat (UPD 20100831)
28 ago
A Las Vegas si fa jackpot ai bancomat
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. In particolare, il nome del ricercatore è stato corretto: era stato indicato come Branaby Jack perché varie fonti lo riportavano con questa grafia, ma sul sito della sua azienda il nome è Barnaby Jack.Las Vegas, fine luglio scorso. Un uomo si avvicina a un bancomat, apre uno sportello, inserisce una penna USB, e lo sportello automatico inizia ad erogare soldi gratis, fra gli applausi dei presenti.
L'uomo è Barnaby Jack, direttore della ricerca sulla sicurezza della IOActive Labs, e non è stato arrestato per la semplice ragione che il suo insolito jackpot è stato effettuato su un palcoscenico come dimostrazione tecnica durante la conferenza di sicurezza Black Hat, tenutasi appunto a Las Vegas.
Jack ha saputo fare anche di meglio: mentre in questo attacco ha dovuto accedere fisicamente al bancomat aprendone il frontale, in un'altra dimostrazione è riuscito a riprogrammare l'apparecchio da remoto, senza neppure toccarlo.
Le dimostrazioni di Jack erano mirate ai bancomat di due marche specifiche, la Triton e la Tranax. Gli apparecchi di una di queste aziende, ha spiegato Jack a Wired, avevano una vulnerabilità nella funzione di monitoraggio remoto, che era attiva per default, era accessibile via Internet o telefonicamente e permetteva di scavalcarne i sistemi di autenticazione. Il monitoraggio remoto è stato disabilitato da poco dalla casa produttrice, anche in seguito alla segnalazione di Jack.
L'altra marca, invece, aveva una falla di sicurezza, successivamente corretta, che consentiva l'esecuzione di programmi non autorizzati.
Una delle scoperte più interessanti di Jack è che le serrature standard dei pannelli di manutenzione di tutti i bancomat di una delle marche coinvolte nella sua dimostrazione si aprono con una chiave universale, facilmente acquistabile via Internet per una decina di dollari (la ditta offre una serratura personalizzata solo come accessorio supplementare). Questo consente a qualunque malintenzionato di accedere facilmente alle parti interne dell'apparecchio, cosa che ha permesso a Jack di inserire una penna USB contenente del software ostile per Windows CE, il sistema operativo utilizzato da entrambe le marche.
Questo software, una volta installato, rimaneva in attesa di un codice di attivazione digitato sulla tastiera del bancomat. In alternativa, il malintenzionato poteva inserire una speciale tessera di controllo. Fatto questo, sullo schermo compariva un menu nascosto che consentiva di far erogare soldi allo sportello automatico.
Non si tratta di dimostrazioni ipotetiche: attacchi analoghi sono stati scoperti in Russia e in Ucraina l'anno scorso ai danni di sportelli della Diebold e della NCR, ma richiedevano un complice interno (per esempio un tecnico). Questo può succedere: all'inizio del 2010, un membro del personale informatico della Bank of America, Rodney Reed Caverly, è stato incriminato con l'accusa di aver installato software ostile sui bancomat del suo datore di lavoro, in modo da poter prelevare migliaia di dollari senza lasciare traccia delle transazioni.
Ma perché ricercatori come Barnaby Jack fanno queste rivelazioni? Non sarebbe più prudente stare zitti, affinché i ladri non possano approfittare delle tecniche divulgate? No, spiega Jack: le dimostrazioni pubbliche di vulnerabilità servono a convincere i responsabili delle ditte che producono sportelli automatici ad esaminare con maggiore attenzione la sicurezza dei loro apparati, troppo spesso venduti e usati dando per scontato che siano invulnerabili. Inoltre servono anche a noi consumatori, perché se veniamo colpiti da una frode di questo genere e non sappiamo che è possibile effettuarla, spesso spetta a noi dimostrare di essere vittime innocenti, perché le banche presumono che siamo stati noi a commettere qualche errore di sicurezza o a divulgare i nostri codici di accesso.
È facile intercettare un telefonino digitale
13 ago
Per intercettare un telefono cellulare basta ordinargli via radio di telefonare in chiaro
Sia chiaro: non voglio istigarvi a farlo, ma è importante sapere che intercettare una conversazione telefonica cellulare è fattibile, e per di più con un investimento piuttosto modesto, nonostante le promesse di chi qualche anno fa sbandierò la telefonia mobile digitale GSM come una garanzia di riservatezza.Lo ha dimostrato recentemente dal vivo l'informatico Chris Paget alla conferenza di sicurezza informatica Defcon 18 tenutasi a Las Vegas. Paget ha creato quello che lui chiama un "IMSI catcher", ossia un "acchiappa-IMSI": un apparecchio, autocostruito spendendo circa 1500 dollari (cifra più che abbordabile per un malintenzionato), che simula un'antenna della rete cellulare GSM di uno specifico operatore telefonico scelto a piacimento dall'informatico, trasmettendo allo stesso modo e annunciandosi con lo stesso codice identificativo.
I telefonini in sala hanno iniziato a connettersi all'apparecchio di Paget anziché alla vera rete telefonica cellulare perché il suo segnale era più forte. I cellulari connessi potevano effettuare telefonate in modo assolutamente normale, ma non ne potevano ricevere. A parte un breve messaggio di avviso, per gli utenti cellulari l'acchiappaIMSI di Paget era indistinguibile da un'antenna vera.
Fatto questo, Paget era in grado di ascoltare e registrare qualunque telefonata cellulare che passasse dal suo apparecchio, memorizzando anche gli identificativi IMSI (International Mobile Subscriber Identity), IMEI (International Mobile Equipment Identity) dell'utente e del telefonino, e tutti i numeri chiamati.
Come è possibile? Dopotutto uno dei punti di forza della telefonia digitale GSM è che il segnale è automaticamente cifrato. Paget ha spiegato che il sistema GSM, utilizzato in quasi tutto il mondo, ha un problema di sicurezza davvero notevole e ben poco conosciuto: un'antenna (legittima o meno) è in grado di ordinare ai telefonini che la usano di disattivare la cifratura delle chiamate. E di farlo senza informare gli utenti. "Se io decido di non abilitare la cifratura, non faccio altro che disabilitarla. Tutto qui" ha detto Paget, spiegando che lo standard GSM specifica che gli utenti devono essere avvisati quando viene disabilitata la cifratura che protegge le loro conversazioni, ma i fabbricanti di cellulari scelgono di non mostrare questo avviso. Inoltre il GSM non prescrive l'autenticazione delle stazioni radio base: in altre parole, chiunque può realizzare una finta antenna cellulare e mettersi in ascolto.
Il problema non viene risolto utilizzando telefonini 3G che adoperano lo standard UMTS, perché c'è un trucchetto estremamente semplice: basta utilizzare un generatore di rumore radio e un amplificatore per coprire il segnale UMTS della rete e obbligare quindi i cellulari a commutare al sistema GSM. L'unico limite dell'apparecchiatura di Paget, decisamente meno costosa di quella utilizzata per le intercettazioni legali, è che richiede che l'utente intercettato si trovi nel suo raggio d'azione.
Ovviamente intercettare una telefonata è un'operazione illegale, come lo è interferire nelle comunicazioni creando falsi ripetitori cellulari. Paget è riuscito a farlo legalmente (nonostante le proteste delle autorità) ricorrendo a un espediente ingegnoso: ha svolto la propria dimostrazione sulla frequenza dei 900 MHz, che in Europa è usata appunto per la telefonia mobile GSM ma negli Stati Uniti è libera per l'uso da parte dei radioamatori, e Paget è un radioamatore. In pratica ha simulato un ripetitore GSM europeo, compatibile con i telefonini americani quadribanda.
A che scopo realizzare questa dimostrazione spettacolare? Per far vedere che il sistema GSM è insicuro e intercettabile con pochissima spesa, checché ne dica la GSM Association, e va abbandonato in favore di soluzioni più moderne. Ora che gli utenti lo sanno, potranno scegliere se tutelare la propria riservatezza meglio di quanto facciano i venditori, per esempio scegliendo modelli di telefonino che possono essere impostati in modo da non usare il sistema GSM e collegarsi solo via UMTS (3G) oppure adottando una cifratura aggiuntiva delle chiamate, per esempio con i sistemi VOIP per telefonare usando le funzioni di trasmissione dati. L'importante, come sempre, è non cullarsi in una falsa sensazione di sicurezza e non fidarsi delle promesse dei venditori.
Fonti: NetworkWorld, DarkReading, NetworkWorld, Forbes.com, Dw-world.de, The Register.
Come intercettare una stampante ad aghi
11 ago
Le stampanti ad aghi sono intercettabili: basta ascoltarle
Ebbene sì, c'è ancora chi usa le stampanti ad aghi: quelle rumorosissime che fanno "bzzz-zzz-zzzz" e che hanno afflitto una generazione di informatici e impiegati. E continuano a farlo, perché in alcuni paesi sono addirittura obbligatorie ancora oggi per la stampa di certi tipi di documenti nei quali è necessaria la copia carbone, per esempio per le ricette mediche e le ricevute delle transazioni bancarie o le stampe dei PIN delle carte di credito, come raccontano i ricercatori dell'Università del Saarland e del Max Planck Institute for Software Systems in Germania che hanno scoperto un fatto curioso: ascoltando una stampante ad aghi è possibile intercettare quello che sta stampando.
La tecnica consiste nel registrare il rumore della stampante usando un comune microfono radio situato nelle vicinanze per poi analizzare la registrazione alla ricerca degli schemi acustici ricorrenti, che identificano spazi, parole o sequenze di lettere, procedendo non sulla base del riconoscimento dei singoli caratteri ma usando metodi statistici e un "dizionario" precompilato di suoni corrispondenti a parole specifiche, assegnando una probabilità a ciascuna parole anche in base al contesto (ossia alle parole che la circondano), come si fa con i sistemi di riconoscimento vocale. Questa tecnica è in grado di recuperare fino al 95% delle parole stampate se si conosce il contesto del materiale intercettato e fino al 72% del testo se non è noto il contesto.
L'articolo dei ricercatori spiega che questa tecnica è stata messa alla prova nel mondo reale in uno studio medico (usando, per motivi di privacy, ricette simulate per un paziente inesistente). Nonostante il rumore di fondo delle conversazioni in corso nella sala d'attesa, i ricercatori sono riusciti a ricostruire una ricetta medica nonostante il nome di un medicinale fosse stato abbreviato.
Il sistema non è perfetto: richiede per esempio un "addestramento" basato su campioni di rumori della stampante di cui si sappia già il significato e ha comunque un certo tasso d'errore. Ma per chi ha a che fare con documenti delicati e teme intercettazioni è importante sapere che esiste la sorprendente possibilità di origliare letteralmente una stampante e che quindi è opportuno prendere delle contromisure. La più banale, segnalata anche dai ricercatori, è una protezione acustica isolante intorno alla stampante: cosa che farà piacere anche a chi lavora nelle sue vicinanze. Se avete un capo tirchio ma paranoico che si rifiuta di sopprimere il baccano della stampante che vi fa impazzire, giocate con la sua paranoia e raccontategli cos'ha scoperto questa ricerca.
Nella bibliografia dell'articolo, inoltre, spiccano vari lavori di altri ricercatori che mostrano come si può intercettare il contenuto dello schermo usando il suo bagliore riflesso su una parete, intercettare segnali emessi da porte seriali non schermate, tastiere, cavi di collegamento per monitor e persino dai LED di stato di vari apparati, come modem e router. C'è di che sbizzarrirsi per gli aspiranti James Bond informatici, e c'è di che strapparsi i capelli per chi ha paura delle intercettazioni d'ogni sorta.
Fulmini al super-rallentatore
10 ago
9000 fotogrammi al secondo, e un lampo non passa più in un lampo. Diventa magia
Una serie di lampi catturati a 9000 fotogrammi al secondo il 16 giugno 2010 a Rapid City, South Dakota. Bellissima la ripresa, magnifica la tecnologia che rivela i dettagli della natura.
Power Balance, la fiera dei gonzi
4 ago
Perché dicono che il braccialetto magico non funziona? Spenna i polli magnificamente
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "lancioalo" e "suppah" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.L'Autorità garante della concorrenza in Italia ha "avviato un'istruttoria per una 'possibile pratica commerciale scorretta' nei confronti delle società che distribuiscono il prodotto che promette 'forza ed equilibrio'", ha annunciato l'ANSA.
Le due società, Power Balance Italy e Sport Town, "attribuiscono ai colorati braccialetti di silicone e di neoprene [...] effetti positivi sull'equilibrio, sulla forza, sulla flessibilità e sulla resistenza fisica di chi li indossa." Ora hanno quindici giorni di tempo per documentare scientificamente che quello che dicono è vero e dimostrare che i braccialetti non hanno controindicazioni.
Ma mi permetto di dissentire. Il braccialetto Power Balance funziona. Semplicemente, le due società hanno sbagliato classificazione merceologica: dovevano collocarlo fra gli strumenti per la rimozione del piumaggio dei volatili. Perché in questo senso non c'è alcun dubbio sulla sua efficacia. Basta vedere quanto se ne parla, quanto vende e con quale ostinazione viene indossato e difeso da quelli che l'hanno comprato. Sportivi compresi.
Siamo di fronte all'ennesima trovata geniale per fregare i gonzi che non hanno ancora capito cos'è l'effetto placebo: se credo che un gingillo o una frase propiziatoria mi faranno tenere meglio l'equilibrio o mi daranno più forza, avrò più fiducia in me stesso e quindi tenderò ad avere risultati leggermente migliori o a ignorare con più facilità i miei fallimenti. Ma se sono un brocco resterò un brocco; se sono un campione, resterò campione. Tutto qui. Del resto, nota giustamente Walter Santilli, ordinario di fisiatria all'Università 'La Sapienza' di Roma, "[s]e il braccialetto fosse in grado di alterare i risultati sportivi, si dovrebbe muovere l'antidoping".
Power Balance e affini non sono altro che la riproposizione in termini moderni dei talismani e degli amuleti. Cambia solo la terminologia: un tempo la fattucchiera diceva "Lo spirito contenuto in questo talismano risponderà al tuo prana ed entrerà in armonia con esso", oggi PowerBalance.com scrive che "L'ologramma nel Power Balance è progettato per rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso".
Non c'è nessun principio scientifico che permetta al braccialetto di funzionare: ologrammi, campi energetici e risonanze sono solo paroloni per stupire gli ignoranti. Quelli che rifiutano la scienza ma che al tempo stesso si fanno abbagliare e sfilare soldi da chi usa disinvoltamente la sua terminologia.
Un altro bel risultato della cultura dell'antiscienza. Se in televisione si rifilano cialtronate come Voyager o Mistero e l'informazione scientifica viene relegata nell'angolino (anche nelle scuole), queste sono le conseguenze: una popolazione più facile da abbindolare. C'è chi abbindola vendendo braccialetti magici e c'è chi abbindola vendendo cosmetici-patacca, cure anticancro (leggete l'articolo di MedBunker in proposito) o promesse elettorali. I meccanismi sono sempre gli stessi: il modo migliore per difendersene è conoscerli.
Conoscerli, per esempio, significa rendersi conto del potere assolutamente reale della persuasione. Guardate questo video di molti anni fa, in cui James Randi mostra che il cristallo magico che dona forza (vi ricorda qualcosa?) è indistinguibile dal veleno per topi in quanto a efficacia.
Qualcuno si starà magari chiedendo come mai la "dimostrazione" del Power Balance solitamente proposta sembra funzionare. La dimostrazione è questa: il sagace acquirente del braccialetto (che spesso appartiene a una catena di marketing multilivello ed è quindi venditore tutt'altro che disinteressato) chiede allo scettico di mettersi in piedi a gambe unite, con le braccia a novanta gradi rispetto al corpo (vi ricorda qualcosa?), e poi gli chiede di alzare una gamba. Il dimostratore preme sul braccio corrispondente e fa perdere l'equilibrio allo scettico. Poi fa indossare il braccialetto e ripete l'esperimento: miracolosamente lo scettico non perde l'equilibrio.
Lascio a voi decidere se è più plausibile che un ologramma (come quelli che avete sulle carte di credito o sulle eurobanconote) possa "rispondere al campo energetico naturale del corpo ed entrare in risonanza con esso" o che la seconda volta il vostro corpo sappia cosa aspettarsi e quindi reagisca con la forza necessaria a mantenere l'equilibrio. E magari il "dimostratore" bari un po', consciamente o inconsciamente, per far funzionare l'esperimento.
Se avete ancora dei dubbi, fate una cosa molto semplice: invertite l'ordine delle prove. Prima con il braccialetto, poi senza. Oppure togliete dal braccialetto l'ologramma che gli conferisce i suoi presunti poteri e non ditelo alla cavia (e soprattutto al "dimostratore"). È quello che è stato fatto in Australia, come potete vedere qui:
L'aspetto più ironico di tutta la faccenda è che chi rifiuta la scienza (che non va messa sul piedistallo, ma è e rimane la migliore rappresentazione che abbiamo della realtà) dice di farlo perché non vuole farsi fregare dalle multinazionali e dai governi, e poi si fa fregare dai venditori di braccialetti, cristalli, amuleti e Biowashball (a proposito, che fine hanno fatto tutti quelli che giuravano sulla sua efficacia?). Venditori che sono organizzati in multinazionali, proprio come il presunto "nemico".
Per tutti coloro che ci vogliono credere a tutti i costi, ho una domanda molto semplice: se davvero questo oggetto ha poteri così intensi da modificare il vostro corpo in aspetti fondamentali come forza ed equilibrio, come potete essere sicuri che non abbia effetti collaterali? Magari vi stia sfrucugliando le cellule cerebrali o portando all'impotenza.
Evviva i diversamente furbi, vero motore dell'economia mondiale: sempre pronti a mettere mano al portafogli in cambio di prodotti inutili.
L'avvistamento UFO in Cina
30 lug
UFO cinese fa chiudere un aeroporto
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "mbjsrl" e "lucazan*".
Nei primi giorni di luglio è stata diffusa la notizia di un avvistamento in Cina di un oggetto volante non identificato che ha avuto la peculiarità di indurre le autorità a bloccare i voli di linea. Ne ha parlato per esempio l'8 luglio il Corriere della Sera, dicendo che "Un oggetto volante non identificato ha bloccato il traffico aereo nella parte orientale della Cina. Lo riferisce l'agenzia Nuova Cina. [...] L'oggetto non identificato è stato avvistato intorno alle 9 di mercoledì sera ora locale nei cieli di Hangzhou, capitale della provincia orientale cinese dello Zhejiang. L'Ufo è stato poi visto anche a Ningbo e a Wuxi, due città della stessa provincia, obbligando alla chiusura momentanea dell'aeroporto di Hangzhou." Altre fonti (per esempio Tiscali Ultimora) hanno citato l'avvistamento nell'ambito di una serie avvenuta in Cina.
Il caso è particolarmente interessante perché si tratta di un avvistamento che ha avuto delle conseguenze concrete e significative, è stato effettuato da numerosi testimoni in località differenti, ed è stato pubblicato da un'agenzia di stampa sottoposta a stretta censura governativa come lo è Nuova Cina. Inoltre la notizia è stata diffusa insieme ad alcune immagini, come le due qui sotto (tratte dal britannico Daily Mail), che sembrano mostrare qualcosa di più del solito puntino sfocato e presentano invece un oggetto dotato di una struttura.
La prima fotografia (la vedete qui accanto) è molto familiare a chi fa astronomia o si occupa di tecnologia aerospaziale: è semplicemente la scia di carburante nebulizzato lasciata da un missile diretto verso lo spazio e illuminata spettacolarmente dal sole dopo il tramonto.
In questo caso il missile è stato identificato come un lanciatore Soyuz-U che trasportava un veicolo automatico Progress M-06M diretto verso la Stazione Spaziale Internazionale (i dettagli e le immagini del lancio sono su Nasaspaceflight.com). Il lancio è avvenuto il 30 giugno 2010 dal poligono di Baikonur ed è stato visto e fotografato anche da luoghi molto lontani, come il Kirghizistan. I video della separazione degli stadi del razzo mostrano chiaramente l'evoluzione della nube di carburante scaricato nell'alta atmosfera.
Video analoghi sono stati ripresi in occasione di altri lanci spaziali (per esempio a Tomsk, in Russia, il 14 settembre 2006, in Australia a giugno del 2010 o in Norvegia a dicembre del 2009). Questa parte del mistero è risolto: la fotografia si riferisce a un altro evento avvenuto in precedenza e di chiara origine tecnologica umana.
La seconda immagine presentata come accompagnamento della notizia cinese (mostrata qui accanto) è un po' più intrigante. L'oggetto fotografato è un sigaro bianchissimo che si staglia contro il buio del cielo notturno, lascia una scia luminosa e ha nella parte superiore dei puntini chiari disposti a coppie che sembrano finestrini. Il People's Daily Online cinese ne mostra una versione più nitida e dice che è stata scattata il 7 luglio 2010 nei cieli sopra Hangzhou.
È un'immagine impressionante e difficile da spiegare se non ci si sofferma sui dettagli tecnici. La foto, infatti, è stata scattata di notte, ma gli alberi e gli edifici sono ben visibili e leggermente mossi: chiari sintomi di una fotografia scattata con un tempo di posa lungo. L'UFO non è altro che un aereo che si sposta in cielo durante lo scatto: la sagoma lineare luminosa è prodotta dalle luci di atterraggio e i puntini sono prodotti dalle luci di posizione lampeggianti.
L'effetto è ben noto agli ufologi attenti e seri, perché si presenta spesso nelle fotografie che vengono inviate da persone che al momento dello scatto non hanno notato l'aereo e se lo trovano con sorpresa nella fotografia. Questa è un'immagine di un aereo sopra Washington, scattata nel 2005 e inizialmente presentata da Rense.com come foto di un UFO.
Un'altra foto molto spettacolare che è stata segnalata insieme all'avvistamento cinese risale invece al 2007 e fu presentata nel forum Above Top Secret, etichettandola chiaramente come "foto di un elicottero" nell'ambito di una serie dimostrativa; fu scattata a Lille, in Francia, e proviene da Wikipedia, dove è indicata ancora una volta come foto di un elicottero. Nautilus Magazine di Maurizio Decollanz ha documentato l'origine e il luogo dello scatto della foto francese.
Il fascio di luce emanato dall'oggetto è il riflettore dell'elicottero, utilizzato per illuminare gli oggetti a terra durante le perlustrazioni: una scena vista mille volte nei telefilm polizieschi. Il tempo di posa lungo (rivelato dalla visibilità degli edifici nonostante sia notte) raccoglie la luce del riflettore mentre si sposta e crea quindi l'effetto di una cortina luminosa.
In altre parole, le immagini presentate nel caso dell'avvistamento cinese non c'entrano nulla con l'avvistamento stesso e sono state prese irresponsabilmente da Internet per abbellire la notizia.
Le foto dunque non si riferiscono all'evento cinese, però l'evento c'è stato: l'aeroporto di Hangzou è stato chiuso per via dell'avvistamento, secondo l'agenzia Nuova Cina. Il sito cinese People's Daily ha pubblicato i risultati dell'indagine: gli ufologi locali confermano che le foto circolanti non si riferiscono all'avvistamento e che le autorità non hanno pubblicato video o foto dell'UFO. L'ipotesi prevalente è che la chiusura momentanea dell'aeroporto sia stata causata dall'avvistamento, da parte degli equipaggi di due voli, delle "attività di un aereo militare o privato" che ha sconfinato e ha quindi causato un allarme di sicurezza per le attività dell'aeroporto cinese, il cui radar, aggiunge l'indagine, ha delle zone cieche.
Fra l'altro, gli ufologi cinesi hanno pubblicato un dettaglio eloquente di una delle foto circolanti insieme alla notizia:
Non ci sono prove che si trattasse di un veicolo alieno, ma chi vuole sperare che lo fosse può naturalmente continuare a farlo. L'importante è che sia chiaro che le fotografie presentate non mostrano veicoli di visitatori alieni e sono un effetto ricorrente nelle foto notturne e durante i lanci spaziali, così la prossima volta che qualcuno cerca di turlupinarci spacciando foto di questo genere per prove inconfutabili di visite extraterrestri non ci faremo imbrogliare e non compreremo i loro video e libri-bufala assortiti.
Fonti: People's Daily Online, Gizmodo, Forgetomori, Above Top Secret, OneIndia, Youtube, CCTV, Yahoo Notizie.
La Stampa e la finta intervista all’astronauta Aldrin (UPD 20100729 21:40)
28 lug
La Stampa pubblica un'intervista a Buzz Aldrin. Falsa
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "cabezit85" e "napobear" ed è stato aggiornato e corretto dopo la pubblicazione iniziale. La replica de La Stampa è negli aggiornamenti all'articolo.Mentre un pubblico ministero italiano oscura per tutto il mondo un intero blog perché alcuni suoi post sono sospettati di diffamazione e si preparano leggi che punirebbero con multe da migliaia di euro i blogger che non rettificano i post entro 48 ore, La Stampa – non un blog, non un sito di chiacchiere, ma un giornale – se ne esce con un articolo completamente inventato. O per dirla tutta, falso.
L'articolo, "La mia Luna vuole una base", è firmato da Antonio Lo Campo ed è confezionato come se Lo Campo avesse fatto delle domande all'astronauta lunare Buzz Aldrin, in occasione della sua apparizione pubblica ad Avezzano (AQ) durante la manifestazione Il Cielo di Argoli, e questi gli avesse risposto con le parole pubblicate. Non è vero.
Non è vero perché Aldrin non ha rilasciato interviste in quell'occasione. Non è vero perché le risposte attribuite all'astronauta sono in realtà trascrizioni rimaneggiate (e oltretutto maldestramente errate) di quello che Aldrin ha detto al pubblico presente.
Come lo so? Semplice: io ero lì. Ero l'interprete di Aldrin, ho le registrazioni audio e video integrali di tutto quello che è stato detto, e il modellino del LM
I fatti documentano che l'intervista pubblicata da La Stampa e firmata da Antonio Lo Campo è un falso. Ho scritto al direttore, Mario Calabresi, per chiedere la rettifica dell'articolo, e ho congelato presso Freezepage.com l'articolo nella sua forma attuale. Ora vediamo quanto tempo ci mette il giornale a rettificare e a chiedere scusa ai lettori per aver rifilato loro una notizia falsa. A quanto ammontano le multe e le sanzioni per i giornali che pubblicano notizie false e non le rettificano entro 48 ore?
Se non ci fossero i blog a fare da controllori alle invenzioni dei giornalisti, se non ci fosse modo per chi sta al di fuori delle redazioni di denunciare pubblicamente questi abusi della fiducia concessa da chi legge e compra un giornale, episodi patetici come questo la farebbero franca. Ma i blogger ci sono, signori miei, e non hanno nessuna intenzione di farsi zittire.
19:00
Mi ha telefonato Antonio Lo Campo e ha chiarito la situazione. Aspetto il suo permesso per pubblicare la spiegazione. Nel frattempo confermo che Lo Campo era presente all'incontro e ha parlato (molto brevemente, per meno di cinque minuti) con Aldrin. Una foto pubblicata da Gravità Zero lo documenta e le riprese video in mio possesso lo confermano ulteriormente. Non appena avrò ulteriori informazioni le pubblicherò.
2010/07/29 05:00
Dopo una serie di conversazioni telefoniche, ieri sera ho ricevuto quanto segue da Gabriele Beccaria, responsabile della rubrica Tuttoscienze de La Stampa, con richiesta di pubblicazione:
Gentile Paolo Attivissimo
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Ho letto con sconcerto le accuse rivolte all’intervista a Buzz Aldrin pubblicata la scorsa settimana su Tuttoscienze de «La Stampa». Non è affatto «un falso», come lei scrive.
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A volte nel giornalismo si compiono sviste ed errori e, se accade, è giusto riconoscerli. Ma non è questo il caso dell’intervista. Non è stato inventato proprio nulla, dal momento che l’autore, Antonio Lo Campo, ha partecipato alla conferenza dell’ex eroe della Luna, ha contribuito alla preparazione delle domande che gli sono state pubblicamente rivolte e al termine dell’evento gli ha anche parlato faccia a faccia, come possono testimoniare molti dei presenti.
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Evidentemente lei ignorava questi fatti e, punto essenziale, non era a conoscenza del breve incontro tra Aldrin e Lo Campo.
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Anche l’episodio del modellino del Lem che cade (che lei considera una bufala) è autentico, come riportato correttamente da Lo Campo. Forse lei non l’ha notato, ma - si sa - a volte la distrazione gioca brutti scherzi.
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Spero che lei voglia pubblicare questa precisazione con lo stesso spazio con cui ci ha ingiustamente accusati. A volte l’enfasi prende la mano e spinge ad affermazioni che poco hanno a che fare con il giornalismo e molto con la diffamazione.
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Cordialmente
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Gabriele Beccaria
Responsabile Tuttoscienze - La Stampa
Sul fatto che Lo Campo abbia partecipato alla conferenza non c'è alcun dubbio e non ne ho mai espressi. Mi correggo sulla questione del modellino del modulo lunare (LM) caduto: riguardando la videoregistrazione ho notato che Tito Stagno ha urtato il modello del Saturn V, che a sua volta ha fatto cadere anche il LM, rapidamente raccolto e rimesso al suo posto da Buzz Aldrin. La caduta del modello del LM si è quindi sovrapposta a quella ben più importante del modello del Saturn V e io non l'ho notata. Ho pertanto rettificato questo aspetto dell'articolo qui sopra.
Veniamo al punto saliente: l'intervista, come la definisce esplicitamente la replica de La Stampa. Aver "contribuito alla preparazione delle domande" che poi vengono rivolte da altri non è fare un'intervista. Le interviste si fanno faccia a faccia, con botta e risposta, e le domande si fanno direttamente, non per interposta persona. Quel giorno anche mia figlia Linda ha fatto una domanda a Buzz Aldrin (quella sui "bip" via radio), e gliel'ho suggerita io: vuol dire quindi che io ho intervistato Aldrin? Direi proprio di no. Pertanto pubblicare le domande come se fossero state poste tutte da Lo Campo direttamente ad Aldrin è e rimane una rappresentazione ingannevole della realtà.
Va notato, inoltre, che alla replica de La Stampa manca l'affermazione più semplice e importante: quella che Lo Campo abbia davvero fatto ad Aldrin le domande citate nell'articolo. Un'omissione decisamente interessante. Se le ha fatte, come mai questo non viene detto chiaro e tondo?
La replica precisa infine che Lo Campo ha parlato "faccia a faccia" con Aldrin "al termine dell'evento", suggerendo tra le righe che il giornalista potrebbe aver intervistato l'astronauta in quell'occasione. Ma perché Lo Campo avrebbe dovuto fare ad Aldrin proprio le stesse domande che gli erano appena state rivolte dal pubblico? Non avrebbe avuto senso.
Aggiornamento: mi è stato infatti confermato che Lo Campo non ha affatto parlato con Aldrin al termine dell'intervento, ma soltanto all'inizio, come del resto risulta anche dalle riprese video. La dichiarazione de La Stampa è dunque errata su questo punto, nonostante Beccaria dica che "possono testimoniare molti dei presenti".
Lo scenario probabile che emerge da queste contraddizioni e dichiarazioni e da informazioni fornitemi da terzi in via riservata è che Lo Campo abbia scritto un articolo in forma ben diversa e corretta e sia stata la redazione a riconfezionarlo in modo più sensazionale, inventando l'intervista faccia a faccia, e che ora, colta in fallo, stia cercando di negare la fabbricazione redazionale dell'intervista. Sta di fatto, comunque, che l'intervista non corrisponde agli eventi documentati.
Ho le registrazioni di tutte le domande fatte dal pubblico e dagli organizzatori e posso documentare che corrispondono a quelle che La Stampa ha presentato come se si trattasse di domande di un'intervista. Posso documentare anche che quanto detto da Aldrin è stato riportato erroneamente.
Se La Stampa è in grado di presentare una registrazione che dimostra che quelle domande sono state fatte anche da Lo Campo direttamente ad Aldrin e sono state riportate fedelmente, e che quindi ho torto, la presenti. Se l'intervista non c'è stata e le domande riportate sono quelle fatte dal pubblico, lo ammetta, invece di parlarmi di "affermazioni che poco hanno a che fare con il giornalismo e molto con la diffamazione". È questione di correttezza nei confronti dei lettori del giornale: bastano due righe di spiegazione. Anche inventarsi interviste inesistenti avrebbe poco a che fare con il giornalismo.
2010/07/29 21:25
Ecco un paio di fotogrammi che mostrano Aldrin mentre raccoglie il LM caduto, ci gioca un istante facendolo "atterrare" sulla propria gamba destra e infine lo appoggia sul tavolo per poi raddrizzare il Saturn V caduto. Il tutto dura una manciata di secondi. Quel modellino è ora qui al Maniero Digitale nella Teca delle Sacre Reliquie.
Antibufala: la balena che salta sulla barca
24 lug
Balena distrugge barca, c'è anche un video
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "ermanno.m*" e "ardetek".Numerosi lettori hanno espresso dubbi sull'autenticità delle fotografie che mostrano una balena che salta fuori dall'acqua vicino a una barca a vela e, stando al racconto pubblicato per esempio dal Corriere della Sera, la distrugge quasi completamente. L'episodio è accaduto recentemente in Sudafrica, vicino a Città del Capo.
In effetti la fotografia è talmente straordinaria che genera qualche dubbio, ma la BBC ha pubblicato poco fa un video che mostra la stessa scena integralmente. Direi quindi che la foto è autentica oltre il ragionevole dubbio.
Facebook: 500 M utenti, causa della crisi economica?
23 lug
Facebook arriva a 500 milioni di iscritti e causa crisi mondiale di produttività
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "roberto" e "harlemblues".Facebook ha festeggiato due giorni fa il traguardo del mezzo miliardo di utenti attivi, stando all'annuncio video del suo fondatore Mark Zuckerberg, che ha colto l'occasione per lanciare una nuova applicazione, Facebook Stories, che permette agli utenti di condividere le proprie storie di come Facebook ha avuto effetto sulle loro vite. Le storie sono classificate per tema e posizione geografica.
Cinquecento milioni di utenti sono un risultato straordinario, pari alla popolazione dei 27 paesi membri dell'Unione Europea, inclusi neonati e nonnini, raggiunto in soli sei anni dal debutto. Un successo che ha fagocitato gli altri social network: MySpace, che un tempo era in cima alla classifica, fu raggiunto da Facebook nel 2008 e ora conta "solo" 65 milioni di utenti. Bebo è stato venduto da America Online solo due anni dopo averlo acquistato spendendo 850 milioni di dollari: l'emorragia di utenti è inarrestabile. Anche Flickr ha un'utenza in calo: salgono solo Twitter, Orkut e LinkedIn, secondo i dati Nielsen riportati graficamente dalla BBC.
Ma questa popolarità ha anche un altro prezzo: un sondaggio della Nielsen di febbraio 2010 ha rilevato che gli utenti di Facebook trascorrono in media più di sette ore al mese nel loro social network. Se moltiplichiamo quelle sette ore per 500 milioni di utenti, oggi Facebook "consuma" 3,5 miliardi di ore uomo di produttività al mese, pari a 400 mila anni uomo ogni mese. Lo so, è un conto semiserio, ma fa capire quanto sia potente la forza sociale di Facebook.
Safari, IE, Firefox si fanno rubare dati e password
23 lug
I principali browser si fanno rubare dati e password semplicemente visitando un sito. Provare per credere
Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "antonella.ch*" e "motogio" ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.Usate Safari, il browser di Apple, su Mac o Windows? Allora provate a visitare la pagina Web ha.ckers.org/weird/safari_autofill.html. con Safari versione 4 o la 5, la più recente. Cliccate sul pulsante Start che trovate nella pagina e state a guardare. In pochi secondi compariranno il vostro nome e cognome, il nome della vostra organizzazione, la città e lo stato in cui abitate e il vostro indirizzo di e-mail. Tutto senza che abbiate digitato nulla.
Tranquilli, quella pagina è una demo innocua, ma in una versione ostile della pagina i vostri dati personali possono essere trasmessi al gestore del sito senza che voi facciate nulla e senza che venga visualizzato il procedimento. In altre parole, con Safari è possibile rubare l'identità a un visitatore senza che se ne accorga. Addio anonimato. Immaginate di mettere una trappola del genere su un sito dal contenuto discutibile e di carpire così le identità dei visitatori. Le possibilità di spamming e di ricatto sono facili da intuire.
La segnalazione di questo baco imbarazzante è opera di Jeremiah Grossman, della WhiteHat Security. Grossman ha pubblicato un articolo nel quale spiega che il problema sta in una funzione molto conosciuta e pratica di Safari, il riempimento automatico (AutoFill): quello che capisce automaticamente quali informazioni immettere quando visitate una pagina Web contenente dei campi da compilare. Questa funzione è attivata per default (ossia salvo intervento dell'utente).
Il riempimento automatico è presente anche in altri browser, ma in Safari è realizzato in una maniera particolare: se l'HTML del modulo nella pagina Web visitata ha campi chiamati name, company, city, state, country o email, Safari li compila automaticamente attingendo ai dati personali dell'utente memorizzati nella rubrica degli indirizzi del sistema operativo (secondo TUAW, anche Safari per Windows è vulnerabile, ma in misura leggermente minore). E a differenza degli altri browser, lo fa anche se questi dati non sono mai stati immessi nel sito visitato o in un altro sito.
"Tutto quello che deve fare un sito ostile per estrarre di nascosto da Safari i dati della scheda della Rubrica è creare dinamicamente dei campi di testo in un modulo con i nomi citati sopra, probabilmente in modo invisibile, e poi simulare delle digitazioni dalla A alla Z usando Javascript" spiega Grossman. Per fortuna questa tecnica non consente di estrarre dati che iniziano con cifre, quindi non permette di rubare numeri di telefono o simili. Grossman ha avvisato Apple il 17 giugno scorso, ma la falla non è ancora stata rattoppata. In attesa che venga sistemata, gli utenti di Safari faranno bene a disabilitare il riempimento automatico andando nelle preferenze di Safari, cliccando sull'icona omonima e disattivando l'opzione Utilizza informazioni dalla mia scheda Rubrica Indirizzi.
Se usate altri browser, comunque, Grossman ha in serbo sorprese anche per voi. Tra pochi giorni presenterà ai partecipanti alla conferenza Black Hat a Las Vegas le dimostrazioni di come sfruttare meccanismi fallati analoghi presenti in Internet Explorer 6 e 7 (ma non in IE 8) e in Firefox e rubare anche le password degli utenti. Conviene quindi disattivare il riempimento automatico e cancellare i propri dati personali dalla rubrica, o sostituirli con dati fittizi, se non volete esporvi a questa vulnerabilità.
Come ciliegina sulla torta, Grossman mostrerà come cancellare di nascosto tutti i cookie di un utente che visita un sito, con tutti i disagi o danni che ne possono conseguire. Nei browser c'è un limite al numero di cookie che possono memorizzare, e quando viene superato questo limite i cookie più vecchi vengono eliminati per far posto a quelli nuovi. La tecnica descritta da Grossman non fa altro che indurre la vittima a visitare un sito che imposta silenziosamente un numero molto grande di altri cookie, che rimpiazzano quelli preesistenti. Bastano meno di tre secondi.









