febbraio 28, 2011

Documentario pro “scie chimiche” stasera alla RSI [UPD 2011/03/02]

Stasera scie chimiche in TV. A Mistero? No, alla TV svizzera


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Questa sera alle 21 sul canale televisivo svizzero La2 va in onda l'edizione italiana di Bye Bye Blue Sky, documentario di Patrick Pasin, sostenitore della teoria del complotto delle “scie chimiche”.

Pare perlomeno bizzarro che la televisione di stato svizzera, finora ben attenta a non abbassarsi ai livelli di Mistero o Voyager, voglia scialacquare così la propria reputazione, ma dalle mie indagini informali non risulta che sia previsto un dibattito o un contraddittorio e che quindi Pasin sia libero di esporre senza smentite di esperti la teoria delle “scie chimiche”. Quella che accusa i piloti e i controllori di volo di tutto il mondo (anche quelli svizzeri, dunque) di essere omertosi complici di un complotto per avvelenare il mondo attraverso irrorazioni fatte con aerei segreti. Quella che li accusa di sapere e tacere. Quella che accusa i meteorologi (compresi quindi quelli della stessa RSI e di Meteosvizzera) di far finta di non vedere le irrorazioni quotidiane di veleno. Vedremo. Io seguirò qui in liveblogging via Twitter la trasmissione.


22:40. La trasmissione è finita da poco. Dovrebbe essere presto disponibile in streaming sul sito della RSI qui. Contraddittorio zero; tante parole in libertà, ma nessun dato scientifico documentato; tante accuse a piloti, militari, governanti di tutti paesi e persino a Greenpeace (tutti colpevoli di tacere e negare). Per chi ha visto il programma e vuole comunicare educatamente le proprie impressioni, c'è il link apposito della RSI, che riporta il seguente invito: “Un programma RSI non vi soddisfa? Indirizzate le vostre osservazioni critiche a Comunicazione RSI e i vostri reclami all'organo di mediazione rappresentato da: Avv. Gianpiero Raveglia, casella postale 160, 6535 Roveredo-GR”.

Mi dispiace dirlo, visto che io collaboro da anni con la RSI, ma le asserzioni fatte nel programma sono a dir poco imbarazzanti per la loro assurdità (una fra tutte, i lampioni accesi di giorno sarebbero una prova del complotto per oscurare il cielo). Un programma del genere, proposto dalla RSI addirittura nella sezione Cultura, in prima serata e senza che venga previsto uno spazio di replica da parte degli accusati (i meteorologi, i piloti di linea, i controllori di volo, i militari anche svizzeri), viola a mio parere i principi di base della Legge federale sulla radiotelevisione, che stabilisce all'articolo 4 che "Le trasmissioni con contenuto informativo devono presentare correttamente i fatti e gli avvenimenti (principio di oggettività). I pareri personali e i commenti devono essere riconoscibili come tali (principio di trasparenza)".

Non solo: è un'offesa a chi paga il canone e si aspetta programmi completi e obiettivi, non i deliri di una nonnina (giuro: leggete sotto) e di vari personaggi eccentrici privi di qualifiche nelle materie di cui parlano con tanta apparente sicurezza. La messa in onda sarà invece sicuramente motivo di vanto da parte di questa gente che non ha voglia di affrontare i problemi veri del mondo e preferisce passare la vita a inventarsi problemi inesistenti di cui poi si propone come impavido risolutore. Adesso, grazie alla RSI, potranno dire che le loro tesi bislacche sono vere perché le ha trasmesse anche la televisione svizzera e nessuno le ha contestate.

Sarà mia premura chiedere quanto è stato speso per doppiare in italiano e mandare in onda un'ora e mezza ininterrotta di allarmi terrorizzanti: adesso chi glielo spiega come stanno realmente le cose ai ragazzi delle scuole, visto che l'ha detto la RSI che le “scie chimiche” esistono e sono velenose?

Cercherò anche di sapere chi ha scelto di dare spazio a Patrick Pasin (foto qui accanto tratta dalla fine di questo video), una persona che ha sostenuto i negazionisti dell'11 settembre: Pasin è l'editore del libro L'Effroyable Imposture di Thierry Meyssan ed è uno dei partecipanti al video Le 11 septembre n'a pas eu lieu... (IMDB), che potete vedere qui, qui e qui. È anche stato l'editore del lunacomplottista Philippe Lheureux. Insomma, è uno che mangia pane e cospirazioni. E stasera la RSI gli ha offerto un pulpito incontrastato per novanta minuti. Tanto valeva dedicare un'ora e mezza ai sostenitori della Terra piatta. Il programma RSI La2DOC è, stando ai titoli di testa e di coda, a cura di Krysia Binek; l'assistente di produzione è Patrizia Balerna.

Aggiungerò qui altri dettagli man mano che riordino gli appunti tweetati in diretta. Ne vedremo delle belle.


Il programma in sintesi


La prima testimone esperta di Cielo Blu, Addio! (titolo italiano di Bye Bye Blue Sky) è nientemeno che una nonnina: tale Rosalie Bertell, “ricercatrice in biometria e epidemiologia ambientale, responsabile della Commissione medica internazionale Bhopal (India), fondatrice dell'Istituto internazionale di interesse per la salute pubblica (Toronto). Esperta riconosciuta dall'ONU e dalle istituzioni internazionali in questioni militari”. Credenziali impressionanti, almeno a prima vista, ma che c'entrano con le scie che si formano in cielo? Siamo alle solite, le tecniche dei cospirazionisti non cambiano mai: siccome mancano gli esperti veri, per ovvie ragioni, si usano esperti in altre materie che non c'entrano nulla. Come se essere bravo in fisica rendesse esperti in meteorologia.

Come al solito, infatti, nel “documentario” latitano le persone realmente qualificate: i meteorologi, i piloti di linea, i controllori di volo, ossia la gente che sa veramente cosa avviene in cielo. Perché la RSI non li ha interpellati per avere un parere professionale?

Certo, la vecchiaia non implica il rimbambimento (Margherita Hack docet), ma le parole della Bertell sì: “in generale, la scia emessa dagli aerei resta visibile per quindici, diciotto secondi”. Quelle che durano di più, dice, sono “scie chimiche”. Un criterio di distinzione interessante: peccato che sia una fandonia, perché gli aerei di linea che passano sopra casa mia a Lugano fanno spesso scie che durano ben di più di diciotto secondi (e basta chiedere a un meteorologo per sapere che una scia di condensazione può durare ben più di diciotto secondi senza dover essere per forza “chimica”). Come faccio a sapere che sono aerei di linea veri? Hanno la livrea delle compagnie aeree, e se pensate che un grosso aereo non appartenente a una compagnia aerea possa entrare impunemente in Svizzera senza che i controllori di volo lo sappiano, preparatevi ad accusarli di essere omertosi partecipanti alla congiura.

Poi arriva Alan de Tourtoulon, “già pilota per British Airways e Swissair”. Ecco, questa dovrebbe essere una persona qualificata. Sentiamo cosa dice: secondo lui le scie normali durano uno o due minuti. In altre parole, ha appena contraddetto nonna Bertell. Poi dice che le scie che durano di più di due minuti sono più frequenti di un tempo e gli sembrano strane. Tutto qui?

Segue Andrew Johnson, la cui straordinaria qualifica è “fondatore di www.checktheevidence.com, referenza mondiale in materia di scie chimiche”. Si chiede come si possa formare una griglia di scie che s'incrociano: forse l'idea che gli aerei di linea volano verso destinazioni differenti e quindi hanno rotte che prima o poi s'incrociano è per lui troppo banale. Si lamenta di non aver visto gli aerei che avevano formato la griglia: osservazione molto profonda, considerato che ha appena detto che stava lavorando al computer e quindi presumibilmente non stava guardando in continuazione il cielo.

È poi il turno di Claire Henrion, “cofondatrice di Acseipica, associazione per lo studio delle attività d'irrorazione e di geoingegneria”. Ancora una volta, una qualifica che non indica alcuna competenza nella materia in oggetto. A lei le “scie chimiche” causarono un aumento di temperatura quando le vide per la prima volta (e si ricorda anche la data di quando le ha viste – questa è ossessione). Dice che per lei è evidente che le scie sono all'origine della sensazione di calore. Prove? Nessuna. E non vi aspettate che le cose migliorino più avanti.

Infatti arriva Belinda McKenzie. Climatologa? Meteorologa? Esperta di chimica e fisica dell'atmosfera? No: “attivista, impegnata in numerose azioni civili soprattutto in Gran Bretagna”. Dice che da circa un decennio le occasioni di prendere il sole sono diminuite per colpa delle scie che oscurano il sole. Sarà: io ho vissuto in Gran Bretagna per parte di quel decennio e di sole ne ho visto anche più del solito. L'estate di caldo e sole da record del 2003 non se la ricorda nessuno? I meteorologi sì, ma in questo “documentario” non ce ne sono. Chiediamoci perché.

Sentiamo Nikos Katsaros, “ricercatore al Centro nazionale di scienze fisiche ‘Demokritos’ di Atene, membro del Comitato nazionale per l'ambiente, rappresentante per la Grecia in seno al Comitato scientifico della Nato, membro del Comitato ‘Enouranos’ che indaga sulle attività d'irrorazione e geoingegneria”. Si limita a dire che c'è gente che ha visto, in Grecia, scie che durano a lungo (“rimangono visibili per ore e ore, a volte persino per un'intera giornata”). E allora?

Avete capito l'antifona: il “documentario” non è che una sfilata di persone dalle qualifiche perlomeno dubbie che dicono cose incredibili o assurde senza dimostrarle:

  • un “osservatore meteo” (che non vuol dire “meteorologo”, così come dire “osservatore di donne” non vuol dire “ginecologo”);
  • un “ex sindaco e politico belga, fondatore del Gruppo Belfort, gruppo di resistenza civile contro l'attività d'irrorazione e il Codex Alimentarius” (fedele al principio “se credi a un complotto, credi a tutti i complotti”), che afferma sicuro che la condensazione a 10.000 metri di quota “è impossibile” (12:10);
  • un “docente alla facoltà di aeronautica e ingegneria aerospaziale della Delft University of Technology (Paesi Bassi), PhD in ingegneria aerospaziale”, Coen Vermeeren, dice che ogni scia persistente deve avere una spiegazione alternativa (ma non si sbilancia su quale) e che sarebbe teoricamente possibile introdurre sostanze nel carburante degli aerei (ma non afferma che venga fatto);
  • un “geobiologo”;
  • Rosario Marcianò, già noto a chi legge queste pagine per le sue imprese, si esibisce in una nuova perla di assurdità (a 13:40) che trascrivo integralmente con le lacrime agli occhi dal ridere: “Quando arriviamo alle nove, alle dieci di mattina già si cominciano a veder passare i primi aerei e nell'arco di poche ore il cielo è completamente coperto da uno strato uniforme che oscura il sole, quindi è una costante ormai di non avere più delle giornate di sole vero ma delle giornate semioscurate o oscurate completamente, tant'è che alcune volte all'una del pomeriggio i lampioni della strada sono accesi. Questo indica che comunque la luminosità è tale da far accendere i lampioni delle strade automaticamente per via dell'oscurità. Lampioni accesi all'una del pomeriggio? Va detto che Marcianò non vive in Lapponia, ma a Sanremo.

In estrema sintesi, le presunte differenze fra le scie di condensazione e quelle “chimiche” sarebbero, secondo il “documentario” di Pasin, la durata, la forma e il comportamento. Quelle chimiche durano molto a lungo e sono “panciute”, oppure hanno un'ombra (già, perché le scie normali non possono gettare un'ombra) e sono scure. Quelle chimiche “sono visibili anche dallo spazio, sulle foto satellitari, ma le normali scie d'aereo non dovrebbero apparire sulle foto satellitari” (proprio così, a 9:58; ma allora che dire di queste foto, scattate da Paolo Nespoli dalla Stazione Spaziale). Il motivo per il quale le scie normali non si dovrebbero vedere non viene detto.

Viene detto che le “scie chimiche” contengono “bario, ossido di bario o piuttosto cloruro di bario, ossido d'alluminio, ossido di titanio” (Claire Henrion, 19:00) oppure “alluminio e bario” (Katsaros, 19:20) oppure “trimetilalluminio, che è un metallo in forma liquida..., un additivo che contiene sali di bario, ... rame, titanio, litio... carbonato di calcio che... serve per rendere sterile il terreno (Marcianò, 20:00) oppure “bario, cadmio, alluminio e anche plutonio ... dibromuro di etilene, micoplasmi e agenti virologici” (l'ex sindaco, 20:50) oppure “titanato di bario, di alluminio, di rame, di ossido di titanio” (Marcianò, 22:20) o anche “solfato di ferro” (l'osservatore meteo, 25:00). In altre parole, i sostenitori delle “scie chimiche” si contraddicono a vicenda.

Prove? Nessuna. Zero. Niente. Nada. Solo novanta minuti di aria fritta:

  • Per dimostrare l'esistenza delle “scie chimiche” in cielo, viene fatta un'analisi del terreno. Perché qualunque porcheria ci sia nel terreno, deve per forza venire da una scia di un aeroplano in quota, non dall'ambiente più vicino. E cosa ci trovano? Bario e alluminio. Due metalli molto comuni nella crosta terrestre.
  • “Non siamo mai stati così tanto malati”. Ammesso e non concesso che sia vero (dove sono i dati epidemiologici?), come si dimostra che è colpa delle “scie chimiche”?
  • Non potevano mancare le citazioni della moria delle api (ovviamente causata dalle “scie chimiche”), l'alterazione della “sintonia del campo elettromagnetico degli alberi” e l'immancabile Morbo di Morgellons, naturalmente causato dalle “scie chimiche” e “molto diffuso”. Come no. Tutti conosciamo qualcuno che dice che gli spuntano peli di plastica dal corpo.
  • È tutta colpa del Pentagono e dei “paesi satelliti” e ci sono “accordi con l'esercito”: allora anche l'esercito svizzero è connivente?
  • Gli aerei militari irrorano obbligatoriamente a 1500-6000 m di quota.
  • Le “scie chimiche” fanno venire disturbi intestinali ma aumentano l'autonomia dei radar oltre l'orizzonte, aumentano la temperatura terrestre, inaridiscono il terreno, aiutano per la cartografia del terreno, influiscono su sonno e sogni, creano depressione, apatia o allegria (a seconda della frequenza sparata con le scie).
  • L'obiettivo delle “scie chimiche” non è modificare il clima, ma controllare la popolazione: garantisce Marcianò.
  • Ci sono due tipi diversi di “scie chimiche”: quelle militari, a circa 5000 metri di quota, e quelle degli aerei di linea, a 10.000 m.
  • Anche Greenpeace e gli ambientalisti fanno parte della cospirazione.
  • Le “scie chimiche” sono state osservate anche nella versione colorizzata di Zorro.
  • Ovviamente non manca una citazione abbondante di HAARP, classico babau di mille complotti.

Qui mi fermo: ce ne sarebbero ancora, di cose da dire, ma direi che il concetto è chiaro.


Aggiornamento (2011/03/02). Grazie a tutti coloro che hanno inviato mail di civile protesta alla RSI, e grazie ai piloti e meteorologi che mi hanno contattato per esprimere la loro delusione per lo scivolone di una rete televisiva alla quale hanno sempre dato orgogliosa fiducia.
Scritto da Paolo Attivissimo per il blog Il Disinformatico. Ripubblicabile liberamente se viene inclusa questa dicitura (dettagli). Sono ben accette le donazioni Paypal.
dicembre 18, 2010

Trovati i minuti mancanti di 2001?

Riemergono le scene tagliate di 2001: Odissea nello spazio


Esiste una copia "perfettamente conservata" dei minuti che Stanley Kubrick tolse a 2001: Odissea nello spazio. Lo ha dichiarato a Toronto "alcuni giorni fa" Douglas Trumbull, maestro degli effetti speciali del film, durante una presentazione avvenuta al termine della proiezione di una copia in 70 mm di 2001, secondo quanto riportato da varie fonti che puntano tutte (o quasi) a un articolo su Forgotten Silver datato 14 dicembre. La copia sarebbe stata "trovata dalla Warner nei suoi archivi in una miniera di sale nel Kansas". Non c'è un video della dichiarazione di Trumbull, ma dovrebbe esistere una registrazione audio.

Si tratterebbe dei 17 minuti che Kubrick tagliò dal film poco dopo le sue prime proiezioni pubbliche: in tal caso, il contenuto di queste scene mancanti è noto ed elencato in IMDB. Se così fosse, non si tratterebbe di scene che cambierebbero significativamente il film (a parte, forse, quella in cui si vede HAL terminare la connessione radio con la Terra, spiegando così una battuta di Bowman rimasta nel film definitivo).

Ho già il Blu-Ray di 2001, ma se la Warner ne presenta una nuova edizione con questi minuti tagliati, può contare sul mio acquisto incondizionato. Sempre che non mettano Hayden Christensen al posto di Dave nel finale.

Fonti supplementari: The Film Stage, Blastr, IO9, Repubblica.
 
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dicembre 7, 2010

Wikileaks, aggiornamenti: arrestato Assange [UPD 2010/12/10]

Wikileaks, continua la battaglia online e offline, arrestato Assange


L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Rieccomi al Maniero Digitale con un breve aggiornamento sulla vicenda di Wikileaks, che sta dominando il mondo delle notizie online e offline.

Parto con una perla che chiarisce bene la differenza fra ufologi seri e fufologi: "Julian Assange è forse un extraterrestre in missione sul nostro pianeta?" Se lo chiede, a quanto pare in modo per nulla ironico, Alfredo Benni: non un membro qualsiasi di un forum, ma uno che si definisce "Consigliere Nazionale" e "Coordinatore CUN Lombardia". Siamo in buone mani. Grazie a Gavagai per la segnalazione.

Il conto corrente postale svizzero di Wikileaks sul quale convergevano i fondi per la difesa legale di Julian Assange (31.000 euro) è stato chiuso perché Assange, secondo PostFinance, avrebbe "fornito informazioni false in merito al proprio luogo di residenza durante la procedura di apertura del conto". Quest'azione fa seguito al blocco di un conto PayPal sul quale erano stati depositati 60.000 euro di donazioni. (comunicato stampa di Wikileaks del 6/12; comunicato di PostFinance del 6/12; BBC). Switch, il registrar svizzero presso il quale è registrato il nome di dominio Wikileaks.ch, ha dichiarato che non c'è motivo di forzarlo offline; intanto Wikileaks.ch è inaccessibile in parte degli Emirati Arabi e in Cina e il Dipartimento di Stato USA avvisa il personale e gli studenti di non parlare di Wikileaks (Emirates247.com).

"Totalmente surreale: la Pravda critica comprensibilmente gli USA per il loro tentativo di soffocare la stampa libera" (tweet di Wikileaks riferito a questo articolo su Pravda.ru). The Atlantic paragona i documenti divulgati da Wikileaks, e la reazione politica isterica che ne consegue, all'affare dei Pentagon Papers degli anni Settanta, che costò caro al presidente Nixon. Intanto c'è chi si chiede, giustamente, quando Wikileaks o un'altra organizzazione riuscirà a divulgare non solo i segreti statunitensi ma anche quelli di altri paesi, perché altrimenti si rischia di fare informazione sbilanciata e ingannevole (Salon.com).

La Svezia ha trasmesso alle autorità del Regno Unito un mandato d'arresto per Julian Assange in merito ad accuse di reati di natura sessuale (stupro, molestie sessuali e coercizione; BBC). L'avvocato di Assange dice che era in corso una trattativa per dare modo ad Assange di incontrare la polizia (BBC).

Assange, intanto, è candidato come Persona dell'Anno di Time (Time.com, con opzione di votare; valutazione media 90/100) e ci sono politici americani (Sarah Palin, per esempio) e canadesi (Tom Flanagan) che ne chiedono l'assassinio (BBC; Vancouver Sun). Assange ribatte e rilancia: se salta fuori che Obama ha approvato lo spionaggio da parte dei diplomatici USA nei confronti dei funzionari ONU segnalato da alcuni documenti divulgati da Wikileaks, il presidente statunitense dovrebbe dimettersi: "The whole chain of command who was aware of this order, and approved it, must resign if the US is to be seen to be a credible nation that obeys the rule of law. The order is so serious it may well have been put to the president for approval [...] Obama must answer what he knew about this illegal order and when. If he refuses to answer or there is evidence he approved of these actions, he must resign" (AFP).

Ieri i server svedesi di Wikileaks sono stati attaccati di nuovo con un denial of service (Swedishwire).

La lista segreta delle installazioni sensibili dal punto di vista del terrorismo in giro per il mondo, pubblicata da Wikileaks, fa discutere e rende manifesta l'ossessione per il segreto e la falsa sicurezza che ne deriva, specialmente se il segreto è l'unica protezione adottata. Seriamente: pensate che sia necessario tenere segreti i punti d'arrivo dei cavi sottomarini per telecomunicazioni? Perché gli USA dipendono da un laboratorio farmaceutico in Francia tanto da considerarne l'eventuale perdita "un impatto critico sulla salute pubblica, sulla sicurezza economica e/o sulla sicurezza nazionale e territoriale"? Che senso ha mettere nella lista delle installazioni segrete l'unico fornitore mondiale di antiveleno per serpenti a sonagli e creaturine affini? Gli estensori della lista pensano che Al Qaeda attaccherà gli USA lanciando serpenti dagli elicotteri?

Chi fa informatica sa quanti danni ha causato la cultura della security through obscurity quando è diventata la sola colonna portante della sicurezza e quando emerge (come in questo caso) che una buona ricerca in Google è capace di superarla. I governanti, a quanto pare, non hanno ancora imparato la lezione.


Aggiornamento (12:00)


La BBC ha da poco annunciato l'arresto di Assange, che stamattina si è presentato a un posto di polizia londinese in risposta a un mandato di arresto europeo.


Aggiornamento (2010/12/08)


Finalmente qualcuno che parla chiaro: Kevin Rudd, ministro degli esteri australiano, dice chiaro e tondo che la responsabilità della fuga di notizie diplomatiche non è di Julian Assange, ma degli americani che non hanno saputo gestire la sicurezza di quelle notizie riservate (BBC).

Ad Assange, intanto, è stata negato il rilascio su cauzione; colmo dell'ironia, il senatore americano Lieberman (presidente dell'Homeland Security Committee) ha attaccato il New York Times per aver pubblicato i messaggi diplomatici trafugati proprio nel giorno in cui il Dipartimento di Stato USA annunciava che avrebbe ospitato la Giornata della Libertà di Stampa dell'UNESCO nel 2011 (Wikileaks).

L'accusa di reati sessuali a carico di Assange non è stata chiarita granché dai media ed è quindi facile pensare che si tratti di un'accusa di stupro. In realtà il reato, se c'è stato, è ben diverso e non così grave come sembrerebbe: le due accusatrici hanno avuto rapporti consensuali con Assange e la questione verte principalmente intorno all'uso o non uso di un preservativo. Tutta la storia è raccontata dal Daily Mail e da Raw Story, che si spinge a fare collegamenti (a dire il vero un po' tenui) fra la CIA e una delle presunte vittime di Assange.

Il Guardian ha pubblicato una cronologia delle società, dei politici e delle organizzazioni che stanno facendo pressioni o ostacolando Wikileaks dal 28 novembre scorso, data del rilascio dei primi documenti diplomatici. Gli internauti hanno contrattaccato con dei Denial of Service contro PayPal e PostFinance (BBC).

L'articolo di Wired che sembra legare l'analista di intelligence Bradley Manning (profilo su Wikipedia inglese, con molte fonti) alla fuga di documenti è qui. La prossima rivelazione di Wikileaks, secondo Forbes, riguarderà una delle principali banche o società finanziarie statunitensi. Intanto Cryptome sfida Wikileaks a presentare documenti ben più scottanti del gossip finora divulgato: per esempio, documenti riservati russi, cinesi, europei, nordcoreani, cubani e israeliani; documenti su armi nucleari o batteriologiche o manuali operativi per le camere di tortura o sui "due millenni di complicità globale con i più malvagi imperi del mondo".


2010/12/10


Il forum del CUN risponde piuttosto piccato alla mia segnalazione della discussione "Assange è forse un extraterrestre", ma temo che non sia stata capita la mia critica di fondo: la discussione, seria o faceta che sia (giudicate voi), è tipica del problema di fondo che caratterizza la fufologia e la distingue dall'ufologia.

Il fufologo non vaglia, non filtra, non valuta, ma spiattella e diffonde qualsiasi tesi, non importa quanto sia strampalata. Ha sospeso ogni senso critico. Conferisce pari dignità e visibilità alle tesi ben documentate e plausibili e a quelle più ridicole e inconsistenti, annacquando le prime in un brodo che ha il sapore del nulla delle seconde. Mette sullo stesso piano l'esobiologia e l'idea che gli alieni siano tra noi travestiti da giornalisti australiani. Se poi viene preso poco sul serio, non si lamenti e non pianga censure.
 
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novembre 17, 2010

Stuxnet, si accumulano gli indizi [UPD 2010/12/01]

Se non per colpire una centrale nucleare, a cosa serviva un attacco così mirato come Stuxnet?


Symantec ha pubblicato un'analisi approfondita del virus/worm Stuxnet, sospettato di essere un attacco informatico costruito su misura per sabotare le centrali nucleari iraniane. Gli indizi si accumulano: Stuxnet agisce soltanto se il sistema di controllo industriale è dotato di convertitori di frequenza di due particolari marche e usa specifiche marche di moduli di comunicazione. Non solo: Stuxnet interviene soltanto se i convertitori di frequenza pilotano motori a velocità molto elevate. Per esempio le velocità delle centrifughe di un impianto per l'arricchimento dell'uranio. A parte le centrali nucleari, quali altri sistemi industriali utilizzano apparati del genere?

Symantec ha anche descritto il metodo di funzionamento di Stuxnet: l'attacco modifica le frequenze di uscita e quindi le velocità dei motori per brevi periodi nell'arco di mesi, sabotando così il normale funzionamento del processo industriale controllato dai PLC presi di mira. Il rapporto tecnico aggiornato è qui.

Grazie a Luigi e a Siamogeek.com per la segnalazione.


2010/12/01 - L'Iran ammette: Stuxnet ha colpito sistemi nucleari


Il 29 novembre il presidente iraniano Ahmadinejad ha ammesso che Stuxnet ha danneggiato alcune centrifughe per l'arricchimento dell'uranio, secondo quanto riportato per esempio da The Register.
 
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novembre 16, 2010

Facebook accorperà mail, SMS, chat

Regalereste tutte le vostre conversazioni a Facebook?


Facebook ha annunciato la nuova versione di Messages, che verrà resa disponibile agli utenti “nel corso dei prossimi mesi” e riunirà in un unico servizio tutta la messaggistica: SMS, chat, mail e messaggi di Facebook. Ogni utente di Facebook avrà a disposizione un indirizzo di mail con il suffisso @facebook.com.

La “mail” offerta da Facebook sarà più limitata rispetto a quella tradizionale: niente CC o BCC (copia carbone o copia carbone nascosta) e niente oggetto. Però offrirà una golosissima integrazione fra i vari modi di comunicare: invece di doverci ricordare personalmente che Mario legge solo gli SMS e Cesira risponde solo ai messaggi su Facebook e Giovanni chatta ma detesta la mail, Facebook provvederà a ricordarlo per noi, indirizzando i messaggi al canale giusto per ogni destinatario e raccogliendo le risposte in un unico posto, ossia il nostro account Facebook.

La nuova proposta di Facebook promette anche un controllo antispam insieme a un criterio di selezione molto interessante: nella casella di posta in entrata ci saranno soltanto i messaggi che ci arrivano dalle persone che abbiamo identificato come nostri amici. Tutto il resto, per esempio le bollette o i messaggi di lavoro, andrà in un'altra casella, dalla quale potremo ripescare e “promuovere” i mittenti che ci interessano. È una sorta di whitelist. Lo spam verrà filtrato a parte.

Staremo a vedere se le promesse verranno mantenute, e confesso che l'idea di avere un unico punto dal quale coordinare tutte le mie comunicazioni, a prescindere dai dispositivi usati dagli interlocutori, mi alletta moltissimo. Detesto Facebook perché oggi mi obbliga a comunicare con i suoi utenti in modo separato e macchinoso: poter rispondere via mail a un messaggio di Facebook o a un SMS, senza dover fare tanti passaggi, sarebbe magnifico. Bisogna però capire se gli SMS mandati e ricevuti saranno gratuiti: prevedo una certa riluttanza da parte degli operatori cellulari, che sui messaggini lucrano in modo esagerato.

Soprattutto, però, mi dà un brivido questa frase conclusiva del video promozionale del servizio, pensata forse con intento sentimentale per essere accattivante, ma che alle mie orecchie di vecchietto paranoico suona decisamente ingannevole:

“Immaginate di avere tutta la storia delle vostre conversazioni con il vostro ragazzo o la vostra ragazza. Tutto, da 'Ehi, ti va di prendere un caffè più tardi?' fino a 'Devi passare tu a prendere i bambini all'allenamento di calcio'. Mia nonna l'aveva: era una scatola di lettere.”

Romantico, vero? Ora correggetela per farla corrispondere alla realtà:

“Immaginate che Facebook abbia tutta la storia delle vostre conversazioni con il vostro ragazzo o la vostra ragazza. Tutto, da 'Ehi, ti va di prendere un caffè più tardi?' fino a 'Devi passare tu a prendere i bambini all'allenamento di calcio'. Mia nonna l'aveva e non la dava da leggere a una società commerciale che ne faceva analisi statistiche da rivendere ai pubblicitari: era una scatola di lettere.”

Un po' meno romantico, non vi pare?

Fonti aggiuntive: Facebook, BBC, BBC, Slashdot, The Register, The Register.
 
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novembre 11, 2010

Calcolatore d’impatti spaziali

Come salvarsi dall'impatto di un asteroide


Il 2012 si avvicina e c'è sempre qualche menagramo che annuncia impatti catastrofici con altri corpi celesti o altri cataclismi. Ma accanto ai menagramo ci sono anche i ricercatori seri che si pongono scientificamente il problema dei possibili danni causati dall'impatto di meteore, comete e asteroidi. Impatti grandi e piccoli sono già avvenuti nel corso della vita del nostro pianeta e anche in tempi storicamente recenti.

Il problema è insomma reale, ma quanto sono frequenti questi impatti, e che danni producono in base per esempio alle dimensioni o alla velocità della meteora? Se un asteroide colpisse il Monte Bianco, quanto sarebbe ampia l'area devastata? È una bella domanda per allietare la vostra pausa caffè.

Parlando seriamente, oggi abbiamo la tecnologia per rimediare al pericolo, se ci diamo da fare, ma prima bisogna sapere, tanto per cominciare, se c'è un limite di dimensioni sotto il quale non vale la pena di intervenire o se fa differenza se un asteroide cade in acqua o sulla terraferma.

Per facilitare questa selezione e divulgare il tema oggi c'è Impact Earth!, un sito dell'università Purdue, che vi permette di impostare il diametro dell'impattatore, la sua densità (a parità di volume, una cometa di ghiaccio farà meno danni di un macigno di roccia), l'angolo di impatto, la velocità della collisione (da 11 a 72 km/s) e il tipo d'impatto (in acqua o sulla terraferma). Poi potete immettere una distanza alla quale sperate di trovarvi e vedere che tipo di effetti verranno prodotti dalla vostra catastrofe ipotetica, sulla base rigorosa delle attuali conoscenze scientifiche.

Per esempio, secondo Impact Earth!, la cometa Hartley 2 recentemente fotografata dalla NASA, con un diametro stimato di 1300 metri e una densità poco superiore a quella del ghiaccio, se colpisse la Terra con un angolo di 45° alla velocità minima di 11 km/s, produrrebbe un cratere largo 10 km e profondo 500 metri, con terremoti locali e un'onda d'urto a 7000 km/h. Ma a 100 km di distanza i danni sarebbero relativamente modesti. Se cadesse in acqua, invece, a 100 km di distanza produrrebbe uno tsunami con onde alte da 48 a 96 metri. Un risultato decisamente poco intuitivo e da non sottovalutare, vista la grande estensione di mari e oceani rispetto alla terraferma che aumenta le probabilità di un impatto in acqua.

Tranquilli: la cometa Hartley 2 è a 20 milioni di chilometri e la sua traiettoria non incrocia quella del nostro pianeta, e non risulta che ci siano altri oggetti di grandi dimensioni che possano causare danni. Ma un giorno potrebbe capitare di trovarne uno, e allora è meglio essere preparati.
 
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ottobre 8, 2010

Davvero IE sotto il 50%?

Internet Explorer è usato da meno della metà degli internauti?


Molti siti popolari (per esempio Network World, Engadget, Slashdot) hanno annunciato un giro di boa importante nella storia della Rete: Internet Explorer, il browser di Microsoft che negli anni scorsi aveva un sostanziale monopolio sul mercato, tanto da essere oggetto di una lunga causa antitrust negli Stati Uniti, è oggi usato da meno della metà degli utenti di Internet. Nel 2002 lo usavano il 90% degli internauti.

La soglia psicologica del 50% è stata superata il mese scorso (IE è al 49,87%); il secondo browser più utilizzato è Firefox, con il 31%, seguito al terzo posto da Google Chrome con il 12%. Questi due programmi di navigazione sono oltretutto da mesi in salita, mentre Internet Explorer è da tempo in calo.

La notizia, però, va presa con un pizzico di cautela. Le cifre precise di diffusione dei vari browser dipendono infatti dagli strumenti di rilevamento utilizzati. Per esempio, il rilevamento di NetMarketShare indica che IE è ancora al 60%, mentre Firefox è al 23%, seguito da Chrome all'8% e da Safari al 5%. Secondo W3Counter, invece, Internet Explorer è addirittura al 43% e al secondo posto c'è Firefox con il 30% (Chrome è all'11%, Safari è al 5,5% e Opera è all'1,6%). StatOwl piazza IE al 63%, Firefox al 21%, Safari all'8%, Chrome al 6% e Opera allo 0,36%).

Il superamento della soglia, insomma, c'è e non c'è, a seconda della fonte utilizzata. Nel caso della notizia di questi giorni, la fonte è Statcounter. Battaglia di cifre a parte, il calo di popolarità di IE sembra confermato da tutti i rilevamenti. Sarà interessante vedere se la crescente diffusione dei browser alternativi a Internet Explorer sposterà l'attenzione degli aggressori informatici dal browser di Microsoft. In Svizzera come vanno le cose? Sempre secondo Statcounter, Internet Explorer è al 41% e Firefox al 38%. In Italia, invece, IE è al 50% (in calo del 10% rispetto a un anno fa), Firefox è al 30% (stabile), Chrome è al 14% (+10%), Safari è al 5% (+1% circa) e Opera è stabile all'1,3%.
 
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settembre 27, 2010

Messa a fuoco? Cos’è?

Fotografia computazionale: scegliere la messa a fuoco di una foto dopo averla scattata


Ogni tanto m'imbatto in qualche scoperta tecnologica che risveglia l'effetto wow: quello che si prova quando si vede per la prima volta una cosa apparentemente impossibile diventare realtà.

È il caso di questa demo di Adobe, dove viene mostrata un'applicazione di una lente addizionale "plenottica" (plenoptic lens), composta da un gran numero di microlenti, che si mette fra il sensore e l'obiettivo normale e permette di fotografare il soggetto da angolazioni multiple leggermente differenti. Il segnale raccolto contiene quindi informazioni tridimensionali che consentono di scegliere quale piano di messa a fuoco utilizzare dopo aver scattato la foto. Vedere per credere.


Ci vuole una discreta potenza di calcolo e si paga il prezzo di una risoluzione inferiore, ma evitare con certezza che una foto irripetibile sia sfocata è un privilegio impagabile.

Se vi interessano i dettagli, date un'occhiata a questo articolo o a questo (PDF scaricabile) e soprattutto a questo video esplicativo (74 MB, niente streaming). E poi ditemi se non vi sentite dentro una scena di Blade Runner.
settembre 19, 2010

Reattori nucleari fossili? Non è una bufala

Che ci fa un reattore nucleare sepolto due miliardi di anni fa in Africa?


Nel 1972 furono scoperti in Africa dei reattori nucleari fossili, risalenti a due miliardi di anni fa. Detta così, sembra una storiella da Voyager e il pensiero corre subito ad Atlantide, Mu, Lemuria e a tutta la collezione di civiltà perdute proposte dalla cosiddetta "archeologia alternativa". Ma non è una bufala: è scienza.

Due miliardi di anni fa ad Oklo, nel Gabon, avvenivano reazioni nucleari di fissione, proprio come nelle nostre centrali, ma non perché gli alieni o razze terrestri intelligenti dimenticate avessero edificato delle centrali energetiche. Lo aveva fatto la natura.

Sì: un reattore nucleare può formarsi spontaneamente. È facile pensare che non esista nulla di più avulso dalla natura di una reazione atomica, ma in realtà il nucleare fa parte del repertorio di sorprese che ci riserva l'universo se ci diamo la pena di esplorarlo.

Due miliardi di anni fa, la crosta terrestre era molto più ricca di oggi di una variante (più propriamente, un isotopo) dell'uranio, di nome uranio 235, che a differenza dell'uranio "normale" (uranio 238) è in grado di sostenere una reazione nucleare di fissione.

In particolari condizioni geologiche, la concentrazione di questo isotopo produceva calore, esattamente come all'interno di un reattore nucleare. Serviva una configurazione geologica che avesse una bassa concentrazione di elementi come il cadmio, che assorbe i neutroni che consentono la reazione nucleare, e un'alta concentrazione di sostanze come acqua o carbonio, che agiscono da moderatore della reazione. Quando la miscela geologica era giusta, si innescava la reazione nucleare, che durava circa un milione di anni.

Oggi queste condizioni non si possono verificare più perché non ci sono più concentrazioni sufficienti naturali di uranio 235, ma è affascinante pensare che mamma Natura ci ha battuto sul tempo di un paio di miliardi di anni. La foto qui sopra mostra il reattore fossile numero 15 presso Oklo: le chiazze gialle sono residui di ossido di uranio.

Se vi interessano i dettagli di questa scoperta, avvenuta nel 1972 ma poco conosciuta al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, li trovate presso il sito della Curtin University dedicato ai reattori nucleari fossili.

Fonti: APOD, Gizmodo.
settembre 16, 2010

Power Balance sbufalato a Le Iene

Che male fa l'antiscienza? Fa fare la figura dei fessi a chi ha comprato il Power Balance


Il programma Le Iene si è occupato del braccialetto che promette equilibrio e altre migliorie fisiche. Se davvero ha queste caratteristiche miracolose frutto di incredibili tecnologie olografiche, come mai funziona anche quello tarocco e persino quello fabbricato senza ologrammi dalle Iene?

Ne vedete tanti in giro? Bene: adesso sapete quanti sono e chi sono i gonzi ai quali potrete rifilare la prossima fesseria e incassare altri trenta-quaranta euro.


A questo servono la conoscenza scientifica e il metodo d'indagine razionale: a non farsi buggerare dai ciarlatani.

Ah, e se siete fra quelli che hanno comperato il Power Balance, lasciate che ve lo dica senza troppi giri di parole: siete dei fessi. Offendetevi pure: vuol dire che siete due volte fessi. La prima perché avete abboccato alla panzana del Power Balance, la seconda perché invece di ammettere di aver fatto una fesseria v'incazzate con me. La prossima volta, magari, provate a informarvi prima di comperare una patacca e ascoltate i consigli di zio Paolo.