Confuto Ergo Sum
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Beautiful burning sunset. No postprocessing done.
3 set
Church of San Michele Tiorre – no postprocessing has been done. The particular light condition was caused by the scirocco wind, wich carried sand particles from the Sahara desert.
3 set
Come farsi dare soldi dai bancomat (UPD 20100831)
28 ago
A Las Vegas si fa jackpot ai bancomat
L'articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale. In particolare, il nome del ricercatore è stato corretto: era stato indicato come Branaby Jack perché varie fonti lo riportavano con questa grafia, ma sul sito della sua azienda il nome è Barnaby Jack.Las Vegas, fine luglio scorso. Un uomo si avvicina a un bancomat, apre uno sportello, inserisce una penna USB, e lo sportello automatico inizia ad erogare soldi gratis, fra gli applausi dei presenti.
L'uomo è Barnaby Jack, direttore della ricerca sulla sicurezza della IOActive Labs, e non è stato arrestato per la semplice ragione che il suo insolito jackpot è stato effettuato su un palcoscenico come dimostrazione tecnica durante la conferenza di sicurezza Black Hat, tenutasi appunto a Las Vegas.
Jack ha saputo fare anche di meglio: mentre in questo attacco ha dovuto accedere fisicamente al bancomat aprendone il frontale, in un'altra dimostrazione è riuscito a riprogrammare l'apparecchio da remoto, senza neppure toccarlo.
Le dimostrazioni di Jack erano mirate ai bancomat di due marche specifiche, la Triton e la Tranax. Gli apparecchi di una di queste aziende, ha spiegato Jack a Wired, avevano una vulnerabilità nella funzione di monitoraggio remoto, che era attiva per default, era accessibile via Internet o telefonicamente e permetteva di scavalcarne i sistemi di autenticazione. Il monitoraggio remoto è stato disabilitato da poco dalla casa produttrice, anche in seguito alla segnalazione di Jack.
L'altra marca, invece, aveva una falla di sicurezza, successivamente corretta, che consentiva l'esecuzione di programmi non autorizzati.
Una delle scoperte più interessanti di Jack è che le serrature standard dei pannelli di manutenzione di tutti i bancomat di una delle marche coinvolte nella sua dimostrazione si aprono con una chiave universale, facilmente acquistabile via Internet per una decina di dollari (la ditta offre una serratura personalizzata solo come accessorio supplementare). Questo consente a qualunque malintenzionato di accedere facilmente alle parti interne dell'apparecchio, cosa che ha permesso a Jack di inserire una penna USB contenente del software ostile per Windows CE, il sistema operativo utilizzato da entrambe le marche.
Questo software, una volta installato, rimaneva in attesa di un codice di attivazione digitato sulla tastiera del bancomat. In alternativa, il malintenzionato poteva inserire una speciale tessera di controllo. Fatto questo, sullo schermo compariva un menu nascosto che consentiva di far erogare soldi allo sportello automatico.
Non si tratta di dimostrazioni ipotetiche: attacchi analoghi sono stati scoperti in Russia e in Ucraina l'anno scorso ai danni di sportelli della Diebold e della NCR, ma richiedevano un complice interno (per esempio un tecnico). Questo può succedere: all'inizio del 2010, un membro del personale informatico della Bank of America, Rodney Reed Caverly, è stato incriminato con l'accusa di aver installato software ostile sui bancomat del suo datore di lavoro, in modo da poter prelevare migliaia di dollari senza lasciare traccia delle transazioni.
Ma perché ricercatori come Barnaby Jack fanno queste rivelazioni? Non sarebbe più prudente stare zitti, affinché i ladri non possano approfittare delle tecniche divulgate? No, spiega Jack: le dimostrazioni pubbliche di vulnerabilità servono a convincere i responsabili delle ditte che producono sportelli automatici ad esaminare con maggiore attenzione la sicurezza dei loro apparati, troppo spesso venduti e usati dando per scontato che siano invulnerabili. Inoltre servono anche a noi consumatori, perché se veniamo colpiti da una frode di questo genere e non sappiamo che è possibile effettuarla, spesso spetta a noi dimostrare di essere vittime innocenti, perché le banche presumono che siamo stati noi a commettere qualche errore di sicurezza o a divulgare i nostri codici di accesso.
Sapori d’alpeggio III: mirtilli
27 ago
Come ogni estate, anche quest’anno vi mostro qualche curiosità gastronomica vista, e assaggiata, durante le mie escursioni alpine tra alpeggi e rifugi.
I formaggi ovviamente, come queste ricotte
prodotte con latte di vacca e di capra a due passi dal rifugio Zamboni Zappa sotto il Monte Rosa
A proposito di ricotte: spesso vengono pubblicizzate come “dietetiche” da spot pubblicitari con modelle smilzissime. Beh, la ricotta era povera di calorie una volta, quando veniva preparata dal siero di latte avanzato dopo la produzione del formaggio ed era quindi povera di grassi. Ora invece quasi sempre si fanno con il latte intero, quando addirittura non si aggiunge della panna per renderle più cremose. Buone sì, ma dietetiche non proprio. Magie del marketing.
Ma veniamo ai miei frutti alpini preferiti: i mirtilli.
Il mirtillo è una pianta spontanea, della famiglia delle Ericaceae e genere Vaccinium. Esistono centinaia di specie al mondo, ma la mia preferita è il Vaccinium myrtillus L. o mirtillo nero. È un arbusto alto 20-40 cm, fruttifica tra luglio e agosto con bacche nero-bluastre e, non essendo coltivabile, può essere gustato fresco solo in loco, da solo, con una spruzzata di zucchero e limone, con dello yogurt freddo o del gelato fiordilatte. In Italia lo si trova solo sulle Alpi e in parte degli Appennini fino a 2000 metri di altitudine circa.
I mirtilli che si possono acquistare tutto l’anno nei supermercati d’Italia solitamente provengono da coltivazioni non del mirtillo nero ma di una specie diversa, dello stesso genere, originaria del nord America. Il mirtillo gigante americano è una pianta che può superare il metro e ha delle bacche più grandi. Mentre la polpa del mirtillo nero è di colore rosso porpora intenso dovuto alle antocianine presenti, la polpa del mirtillo americano è verde chiaro.
Il più gustoso? Non c’è partita! Vince il mirtillo nero selvatico dieci a zero.
Eccoli a confronto.
I mirtilli raccolti personalmente in un alpeggio o andando verso una cima hanno in più il gusto della vittoria per la meta raggiunta
Si possono però più comodamente acquistare in valle anche da alcune donne che, nella via centrale del paese, arrivano quasi ogni giorno con un cestino o addirittura una gerla pieni.
Li vendono a 6 euro al sacchettino, circa 13 euro al kg. Pensando alla fatica che si deve fare per andare a raccoglierli è un prezzo che pago volentieri.
Per raccogliere i frutti credo usino questo rastrellino.
E se dopo averne mangiati a sazietà ne avete ancora, potete sempre preparare una marmellata
A presto Dario Bressanini
Aggiunta per i “precisetti”
leggete “confettura” dove ho colloquialmente scritto “marmellata”, e “latticino” al posto di “formaggio”













