ottobre 20, 2010

Stoccolma nucleare: una visita al primo reattore atomico svedese


Se siete appassionati di tecnologia e non avete un eccessivo timore di essere contaminati o di venire esposti a raggi pericolosi (ma no.. non succede) potete mettere in agenda, la prossima volta che passate da Stoccolma, una sosta e una visita al primo reattore nucleare svedese: R1.

Costruito 25 metri sotto terra, il Reaktor 1 è operativo dal 1954 e per tutti gli anni ‘70 è rimasto in funzione: in seguito, vista la sua vicinanza alla città, è stato chiuso per evitare eventuali spiacevoli incidenti.

L’accesso al reattore è gratuito, ma se vi tranquillizza di più una visita virtuale, rimanendo a distanza di sicurezza da barre di uranio e amenità affini, qui potete godervi una escursione virtuale a R1.

Foto | mlinksva

Stoccolma nucleare: una visita al primo reattore atomico svedese é stato pubblicato su travelblog alle 09:19 di mercoledì 20 ottobre 2010.

ottobre 20, 2010

Come Facebook può diventare più grande di Google

Facebook

Scrive Adam Rifkin su Techcrunch che Facebook potrebbe, in soli cinque anni, diventare più grande di quanto Google sia ora. Il tutto parte dall’analisi del tasso di crescita di Facebook negli ultimi anni comparato a quello di Google agli albori: sono molto simili. Facebook nel 2008 valeva $275 milioni, nel 2009 è passato a $635 milioni e si vocifera che quest’anno il suo valore potrebe essere salito a $2 miliardi. Guardiamo ora il tasso di crescita di Google: nel 2001 ne valeva $86, nel 2002 è passato a $440 e nel 2003, al momento della capitalizzazione, è salito a $1.4 miliardi.

Quest’anno i guadagni di Google saranno di $28 miliardi, uno in più, uno in meno. La domanda a questo punto è come può Facebook, in soli cinque anni, arrivare a guadagnare nel 2015 più di 30 miliardi. Come Rifkin fa notare, Facebook ha già più pagine viste di Google e le persone spendono già più tempo connesse a Facebook di quanto ne spendano su Google. Inoltre, e questo non è secondario, Facebook potrebbe riuscire a battere i guadagni della grande G senza entrare nel mercato degli ads testuali, la principale fonte di guadagno di Google, ma affidandosi invece ad altre forme pubblicitarie.

Se così fosse Facebook risolverebbe uno dei grandi problemi della pubblicità legata alla rete: l’inesistenza di un unico luogo, di un unico sito, con il quale raggiungere pressoché l’intera massa di utenti. Facebook infatti permetterebbe alle aziende di raggiungere un numero elevato di persone attraverso un ecosistema molto poco web-like (come è quello di Google Adsense) e molto più legato ai media tradizionali, come la televisione. Da uno a tanti. Per questa ragione Rifkin crede anche che Facebook cercherà una partnership con poche e potenti aziende, non aprendo il suo mercato a tutti come fa Google.

Il valore della pubblicità su Facebook sarebbe maggiore di quella su Google anche considerato il fatto che Facebook sarebbe in grado di fornire alle aziende dati estremamente dettagliati sugli utenti (quanto tutta l’informazione che ha Google invece si basa sulle loro ricerche), essendo così in grado di posizionare gli annunci in base alle loro passioni, interessi e attività. Si potrebbe, inoltre, rendere la pubblicità interattiva attraverso foto e messaggi, e far si che siano gli utenti stessi a veicolarla attraverso i like. Insomma, come Rifkin sottolinea Facebook alle aziende venderà persone.

A tutto ciò andrebbero aggiungi una serie di servizi a pagamento, premium, che gli utenti veramente appassionate di Facebook potrebbero decidere di sottoscrivere. Questi potrebbero essere, per esempio, una gestione delle foto migliore, con risoluzione maggiore e più funzioni, o una casella di posta elettronica avanzata che dia più spazio e permetta anche di chiamare i propri contatti (una specie di Skype: se ne è discussa la possibilità, in passato). Ci sarebbero poi i Facebook Credits, non molto popolari ai nostri giorni ma che senza troppa fatica potrebbero divenire il PayPal del futuro (e in questa direzione l’azienda punta molto), e i giochi, ovvero la cosa più utilizzata in Facebook: anche quelli potrebbero venire monetizzati, vendendo oggetti virtuali o semplicemente espandendoli con opzioni a pagamento.

In altre parole la crescita di Facebook non è in discussione e nemmeno i guadagni che, come già detto a inizio post, secondo i calcoli di Rifkin saranno nel 2015 superiori ai 30 miliardi. Il tutto, attraverso un lavoro di cooperazione in diverse aree e settori, dalla pubblicità ai servizi a pagamento e premium sopra citati.

Foto | Bouly

Come Facebook può diventare più grande di Google é stato pubblicato su downloadblog alle 08:00 di mercoledì 20 ottobre 2010.

ottobre 20, 2010

The Economic Argument

Not to be confused with 'making money selling this stuff to OTHER people who think it works', which corporate accountants and actuaries have zero problems with.
ottobre 19, 2010

Ask Debian e Ubuntu


Sicuramente molti di voi conoscono StackOverflow,ServerFault e SuperUser, ma per quelli che non li hanno mai visitati si tratta di siti che offrono un’interfaccia molto semplice per fare domande e ricevere risposte da parte degli altri utenti che sono spinti a collaborare dalla reputazione che si può acquisire fornendo la risposta migliore.

Il sistema è così funzionale che sono nati due sistemi omologhi anche per domande relative a Debian, Ask.Debian, e Ubuntu, AskUbuntu. Anche se l’implementazione è differente il funzionamento è praticamente identico.

Si tratta di un’ottima notizia per gli utenti di queste distribuzioni che potranno trovare la risposta alle loro domande in maniera più semplice rispetto ad un tradizionale forum e con un maggior quantità di risposte utili.

Ask Debian e Ubuntu é stato pubblicato su ossblog alle 15:00 di martedì 19 ottobre 2010.

ottobre 19, 2010

Hey WTF is That?

Hey WTF is That Gif - Hey WTF is That?

Submitted by: Unknown


Tagged: 4th wall, cat, cursor, cute, gif, mouse, wtf

ottobre 19, 2010

IPv4, presto le ultime classi verranno assegnate


Gli ultimi blocchi di indirizzi IPv4 dovrebbero essere consegnati ai registri continentali già a partire dall’inizio dell’anno un po’ prima di quanto preventivato qualche tempo fa, segno che la richiesta di indirizzi ip sale un po’ più del previsto.

Il nuovo anno segnerà, quindi, la fine degli indirizzi IPv4 e chi vorrà connettersi alla rete sarà obbligato a fare una richiesta per un indirizzo IPv6. Siamo quindi alla tanto attesa svolta della rete? Quasi, perché la filiera che alloca le varie classi di spazio IP è molto lunga e ci vorranno un po’ di mesi prima che gli IP siano effettivamente assegnati al loro uso finale.

Il fatto che non ci sia una corsa all’accaparramento degli ultimi indirizzi IPv4 rivela come i gestori siano ormai pronti al passaggio definitivo, ma non vogliono fare il primo passo fino a che non sarà obbligatorio.

Via | ComputerWorld

IPv4, presto le ultime classi verranno assegnate é stato pubblicato su ossblog alle 13:59 di martedì 19 ottobre 2010.

ottobre 15, 2010

JAPAN SELF-DEFENSE FORCE

demotivational posters - JAPAN SELF-DEFENSE FORCE

JAPAN SELF-DEFENSE FORCE
Standard infantry rifle

Submitted by:

Slew


ottobre 8, 2010

Davvero IE sotto il 50%?

Internet Explorer è usato da meno della metà degli internauti?


Molti siti popolari (per esempio Network World, Engadget, Slashdot) hanno annunciato un giro di boa importante nella storia della Rete: Internet Explorer, il browser di Microsoft che negli anni scorsi aveva un sostanziale monopolio sul mercato, tanto da essere oggetto di una lunga causa antitrust negli Stati Uniti, è oggi usato da meno della metà degli utenti di Internet. Nel 2002 lo usavano il 90% degli internauti.

La soglia psicologica del 50% è stata superata il mese scorso (IE è al 49,87%); il secondo browser più utilizzato è Firefox, con il 31%, seguito al terzo posto da Google Chrome con il 12%. Questi due programmi di navigazione sono oltretutto da mesi in salita, mentre Internet Explorer è da tempo in calo.

La notizia, però, va presa con un pizzico di cautela. Le cifre precise di diffusione dei vari browser dipendono infatti dagli strumenti di rilevamento utilizzati. Per esempio, il rilevamento di NetMarketShare indica che IE è ancora al 60%, mentre Firefox è al 23%, seguito da Chrome all'8% e da Safari al 5%. Secondo W3Counter, invece, Internet Explorer è addirittura al 43% e al secondo posto c'è Firefox con il 30% (Chrome è all'11%, Safari è al 5,5% e Opera è all'1,6%). StatOwl piazza IE al 63%, Firefox al 21%, Safari all'8%, Chrome al 6% e Opera allo 0,36%).

Il superamento della soglia, insomma, c'è e non c'è, a seconda della fonte utilizzata. Nel caso della notizia di questi giorni, la fonte è Statcounter. Battaglia di cifre a parte, il calo di popolarità di IE sembra confermato da tutti i rilevamenti. Sarà interessante vedere se la crescente diffusione dei browser alternativi a Internet Explorer sposterà l'attenzione degli aggressori informatici dal browser di Microsoft. In Svizzera come vanno le cose? Sempre secondo Statcounter, Internet Explorer è al 41% e Firefox al 38%. In Italia, invece, IE è al 50% (in calo del 10% rispetto a un anno fa), Firefox è al 30% (stabile), Chrome è al 14% (+10%), Safari è al 5% (+1% circa) e Opera è stabile all'1,3%.
 
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ottobre 8, 2010

Airfoil

This is a fun explanation to prepare your kids for; it's common and totally wrong. Good lines include 'why does the air have to travel on both sides at the same time?' and 'I saw the Wright brothers plane and those wings were curved the same on the top and bottom!'