settembre 14, 2010

Steve Jobs Tries To Sneak Shurikens On a Plane

An anonymous reader writes "Steve Jobs, while on a family vacation to Japan in July, picked himself up some Shuriken, otherwise known as Ninja throwing stars, as a souvenir. In his wisdom he decided to put them in his carry on luggage for the return journey. As it was a private plane he probably thought there would be no issue, but he was wrong. Even private plane passengers have to have all their baggage scanned, and the throwing stars were detected and deemed a hazard. It's alleged that Jobs argued that he could take them on the plane as no one could steal them on his private jet and use them. Security at the airport disagreed and demanded he remove the stars. Jobs, clearly angry at losing his throwing weapons, stated he would not be returning to the country." Undoubtedly this is part of the iNinja project.

Read more of this story at Slashdot.



settembre 13, 2010

Why You Shouldn’t Buy A Mac

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via networkedblogs


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Original article: Why You Shouldn’t Buy A Mac

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settembre 10, 2010

Voyager e gli alberi marziani

Voyager: tracce di vita intelligente su Marte. Su Raidue, invece, è difficile trovarne


Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di "fabricio.cola*" e "bleeding".

La puntata dell'8 settembre scorso di Voyager ha presentato una serie di immagini di Marte che a detta dell'intervistato, il giornalista Ennio Piccaluga, dimostrano la presenza di strutture artificiali e di forme di vita sul pianeta rosso. Ci sarebbero addirittura in questo momento, su Marte, alberi giganteschi, rivelati dalle foto delle sonde spaziali.

Piccaluga parla di "strutture che sembrano essere in un certo degrado" e Voyager accompagna le sue parole con questa immagine, che non mancherà di far sbellicare gli astronomi e chiunque altro si occupi seriamente di studio dei pianeti.


Quello è l'Olympus Mons: un vulcano alto tre volte il monte Everest. Lo potete localizzare, sulla superficie di Marte, anche con Google Mars. È famosissimo. Altro che struttura con un certo degrado. O per dirla tutta: una struttura con un certo degrado c'è, ma non è su Marte. Perché non è ammissibile che certe bestialità vengano trasmesse da una rete nazionale in prima serata. È come se qualcuno vi mostrasse una cartolina del Cervino e vi dicesse che è una piramide un po' malconcia. Con che pelo sullo stomaco Giacobbo e il suo staff insistono a propinare idiozie ai contribuenti?

Piccaluga aggiunge che c'è una "struttura", nelle Valles Marineris, "che in effetti ha una struttura palesemente artificiale o almeno ha molti elementi che spingono in quella direzione, in quanto ha molti elementi in comune con le ziggurat... una struttura alta circa 5-600 metri, costruita a gradoni. Il fatto che sia costruita a gradoni esclude che possa trattarsi di una struttura naturale." E lì vicino "sembra che ci sia quella che è la pianta di una città".



Evidentemente il buon Piccaluga non se ne intende granché di analisi delle immagini e dei rilevamenti digitali delle sonde spaziali, perché altrimenti saprebbe benissimo che i "gradoni" e la "pianta di una città" non sono altro che artefatti dell'elaborazione delle immagini, come ben sanno i veri ricercatori, quelli che lavorano all'ESA e alla NASA e che quelle sonde le seguono per lavoro. Quelli che scrivono documenti tecnici come questo, per esempio, che parla appunto di artefatti. Quelli ai quali la redazione di Voyager avrebbe potuto chiedere prima di trasmettere queste farneticazioni, che sono uno schiaffo a chi studia e lavora per far valere l'Italia in campo scientifico.

Quando un altimetro o una fotocamera stereoscopica esplora la superficie di un pianeta, lo fa con un certo margine di precisione in altezza, per esempio cinque metri, e suddivide la superficie in punti. Non vede le sfumature al di sotto di quei cinque metri e di quei punti, e arrotonda verso l'alto o verso il basso. Ci sono poi ulteriori arrotondamenti dovuti all'elaborazione digitale dei dati per trasmetterli a terra, come spiegato bene sul sito della fotocamera stereo della sonda Mars Express.

Per cui se il terreno è in pendenza e sale dolcemente, l'altimetro descrive quella pendenza dicendo che l'altezza del terreno inizia per esempio a 55 metri e poi passa bruscamente (al punto successivo rilevato) a 60 e poi a 65 e così via, senza passare per i valori intermedi. Se questi dati vengono elaborati per generare un modello tridimensionale, una collinetta verrà per forza interpretata come una "ziggurat".

Mostrando quelle immagini, Piccaluga ha dimostrato di non sapere nulla della materia di cui sta parlando. Ma allora perché Voyager lo fa parlare?

Inoltre le immagini mostrate da Voyager non sono fotografie del terreno marziano: sono modelli 3D costruiti digitalmente partendo dai rilievi altimetrici e stereoscopici. In particolare, la foto nella quale Piccaluga indica la "ziggurat" è questa (dal sito dell'ESA): la presunta struttura artificiale è nell'angolo in alto.


Si tratta di un modello 3D generato partendo da un'immagine piatta, che è questa, identificativo ESA SEMMKMWA6QD, scattata dalla sonda Mars Express sopra le Valles Marineris il 14 gennaio 2004 da un'altezza di 275 chilometri, con una risoluzione di 12 metri per pixel. Ne esiste anche una versione da 14 megabyte.


La "ziggurat" si troverebbe nell'angolo in basso a sinistra: prendiamo la porzione corrispondente dell'immagine e ruotiamola in modo che corrisponda all'orientamento dell'immagine 3D.


Ora ingrandiamo la porzione dove ci dovrebbe essere la "ziggurat" (quella sul bordo sinistro, in alto, dove c'è un cratere tagliato dal bordo stesso) e vediamo cosa c'era nella foto prima dell'elaborazione digitale eseguita per renderla tridimensionale.


La presunta "ziggurat" è semplicemente un cratere deformato, squadrato e scalettato dagli errori di elaborazione digitale. Lo stesso effetto si nota negli altri due dettagli indicati dalle frecce.

La seconda immagine mostrata da Piccaluga a Voyager è tratta dalla stessa rappresentazione 3D:


Si tratta ancora una volta di artefatti dell'elaborazione digitale, che nella foto originale non ci sono.

Fra l'altro, l'errore dilettantesco non è solo di Piccaluga, ma anche del Centro Ufologico di Benevento Mars Group Campano, almeno stando a questo comunicato stampa di aprile 2010 a firma di Angelo Carannante, dove si annuncia la "sensazionale scoperta" e si anticipa proprio la puntata di Voyager: "Ma la bomba esploderà anche in TV tra pochissimo quando andrà in onda la puntata di Voyager che Piccaluga ha già registrato, dedicata proprio alle rivelazioni di Ossimoro Marte. Era ora che ciò avvenisse, il grande pubblico deve sapere, perché lo ziqqurat non è altro che un piccolo antipasto della sconvolgente realtà che c’è sul Pianeta Posso [sic]. Questo non è che l’inizio e nei prossimi giorni se ne vedranno delle belle anche su internet, sperando che qualcuno non provi a fermare la verità perché, non c’è dubbio, la storia così come la conosciamo, dovrà forse essere riscritta..."

Sì, avete letto bene, Carannante dice proprio "Pianeta Posso".

Non è finita. Piccaluga dice che su Marte, checché ne dicano gli scienziati brutti e cattivi, "sembra che ci siano addirittura delle piante. Una delle ultime foto mandate dalla sonda americana MRO ha mostrato un campo innevato da cui sembrano innalzarsi delle piante, delle piante che dovrebbero avere dimensioni di centinaia di metri." La foto è questa:


Dove l'avete già vista? Qui sul Disinformatico, oppure presso il Centro Ufologico Taranto, che l'ha sbufalata a gennaio scorso. Nessuna rivelazione scottante. Anzi, la foto è stata addirittura l'Astronomy Picture of the Day della NASA. Non sono alberi: sono rivoli di sabbia che scorrono lungo le dune, dalla cresta verso la base. La visuale dall'alto fa perdere la prospettiva: la "base" degli "alberi" è la cresta di una duna, e la "chioma" è l'accumulo della sabbia a valle. Questa è l'immagine originale:


Ora mi chiedo: visto che un popolo ignorante si comanda più facilmente, sarà mica che Roberto Giacobbo fa parte di un piano per rincitrullire gli italiani e garantire così che continuino a farsi governare nonostante qualunque porcata del governo di turno?

Per fortuna non sono il solo ad avere questi conati: mi tengono compagnia il Corriere del Ticino e Le Scienze
settembre 5, 2010

Pesce di mare e di acqua dolce

pesci-bromophenol-1I pesci e gli altri prodotti ittici marini sono generalmente più saporiti di quelli d’acqua dolce. Poiché l’acqua di mare contiene circa il tre per cento di cloruro di sodio, il comune sale da cucina, si potrebbe pensare che questa sia la spiegazione della loro maggior sapidità: la maggiore salinità delle loro carni.

In realtà la concentrazione di cloruro di sodio nelle cellule dei pesci, sia di mare che di acqua dolce, non è molto diversa da quella dei mammiferi di terra, ed è inferiore all’uno per cento. Una concentrazione superiore impedirebbe ai normali cicli vitali di operare correttamente. Le membrane biologiche tuttavia permettono il fenomeno dell’osmosi: la concentrazione totale di sostanze disciolte in acqua, ai lati opposti della membrana, deve essere la stessa. In caso contrario l’acqua fluirà dalla zona a minore concentrazione a quella più concentrata. Poiché i pesci di mare “respirano” l’ossigeno contenuto nell’acqua e ingoiano acqua salata è necessario che all’interno delle loro cellule vi sia una quantità maggiore di sostanze disciolte per equilibrare la diversa pressione osmotica (questo è il termine scientifico) ai due lati della membrana.

Non potendo aumentare la concentrazione di cloruro di sodio la maggior parte delle creature marine accumula nelle cellule alcuni aminoacidi. In particolare la glicina, dal sapore dolciastro, e l’acido glutammico insieme al suo sale, il glutammato, che ha il potere di esaltare i sapori. Soprattutto i molluschi ne sono ricchi.

Molti pesci invece, oltre agli amminoacidi, per bilanciare la pressione osmotica accumulano una sostanza inodore e insapore, la trimetilammina N-ossido. Questa sostanza, dopo la morte, viene convertita dagli enzimi presenti e dai batteri nella trimetilammina, il cui forte odore noi associamo al pesce di mare non più fresco. Altri pesci, come gli squali e le razze, accumulano l’urea, una sostanza amarognola e leggermente salata. Anche questa sostanza, dopo la morte dell’animale, viene rapidamente degradata, formando ammoniaca, dal caratteristico odore pungente.

pesci-bromophenol-2I pesci d’acqua dolce, non dovendo bilanciare la pressione osmotica esterna, non accumulano queste sostanze nelle loro cellule e quindi hanno un sapore più blando. In compenso puzzano di meno quando non sono più freschi.

Poiché i pesci normalmente vivono a temperature piuttosto basse, i loro enzimi non smettono di lavorare neanche quando sono raffreddati a temperature poco inferiori allo zero. Per questo motivo il pesce surgelato continua, sebbene più lentamente, la sua degradazione. Durante il periodo di surgelazione gli enzimi producono la dimetilammina, dall’odore vagamente ammoniacale. Per fermare gli enzimi si devono raggiungere temperature molto più basse di quelle raggiungibili in un normale freezer casalingo, per cui non conservateci i pesci troppo a lungo.

In più, le proteine delle fibre muscolari dei pesci sono particolarmente sensibili al congelamento. Si denaturano facilmente, perdono cioè la loro struttura, e quando il pesce viene riportato a temperatura ambiente la carne può risultare asciutta e fibrosa.

L’angolo chimico
pesci-2,6-Dibromophenol-2502,6 dibromofenolo, uno dei responsabili dell’”odore di mare”

I pesci di mare spesso hanno anche un vero e proprio “odore di mare”. Le molecole responsabili di questo aroma sono i bromofenoli (monobromofenoli, 2,6-dibromofenolo, 2,4,6-tribromofenolo). Queste molecole sono prodotte da alghe e altri organismi marini a partire dal bromo, un elemento abbondante nell’acqua di mare. Le onde che si frangono sulla costa diffondono i bromofenoli nell’aria e noi ne percepiamo l’odore caratteristico che associamo al mare. I pesci che mangiano queste alghe, o che mangiano animali che si cibano di alghe, assumono questo aroma. I pesci di allevamento non hanno questo aroma a meno di non aggiungere dei bromofenoli nel mangime.

Alcuni pesci di acqua dolce invece, specialmente quelli che vivono sul fondo come le carpe, possono avere un aroma e sapore “fangoso”. Le due molecole responsabili sono la geosmina e il metilisoborneolo, prodotte dalle alghe.

I pesci sono anche ricchi di acidi grassi polinsaturi, come gli ormai famosi omega-3. Questi vengono trasformati naturalmente da vari enzimi (come la lipossigenasi) per formare aldeidi, chetoni e alcoli, responsabili dell’odore, con note erbacee, del pesce appena pescato.

L’angolo chimico
pesci-geosmina-250

La geosmina, responsabile dell’aroma fangoso di alcuni pesci di acqua dolce

I composti a sei atomi di carbonio (es. esenale, trans-2-esenale, cis-3-esenale) forniscono odori di piante verdi. Sono tipici dei pesci di acqua dolce e sono invece solitamente assenti nei pesci di mare. Le molecole a otto atomi di carbonio (es. 1-otten-3-olo, 1-otten-3-one, 1-cis-5-ottadien-3-olo, 1-cis-5-ottadien-3-one) sono presenti nella maggior parte dei pesci e prodotti ittici. Sono responsabili di odori vegetali più intensi, come di foglie di geranio stropicciate, e di tipo metallico. I composti a nove atomi di carbonio (es. 3,6-nonadienale, 2,6-nonadienale, 3,6-nonadien-1-olo) sono presenti solo in alcuni pesci, specialmente d’acqua dolce, e impartiscono aromi simili al melone e al cetriolo.

Prima di lasciarvi vi comunico che Domenica 12 settembre sarò a Mantova per il Festivaletteratura. Alle 11.30 parlerò di atomi e molecole mentre il pomeriggio parlerò di “OGM E BIOLOGICO: NEMICI PER FORZA?

Dario Bressanini

Questo articolo è apparso su Le Scienze n. 505, settembre 2010

Bibliografia

  • Fish flavor, Tetsuo Kawai and Morihiko Sakaguchi 
    Critical Reviews in Food Science and Nutrition
    , 1549-7852, Volume 36, Issue 3, 1996, Pages 257 – 298
  • Fish flavors, R. C. Lindsay
    Food Reviews International, 1525-6103, Volume 6, Issue 4, 1990, Pages 437 – 455
settembre 3, 2010

Beautiful burning sunset. No postprocessing done.

IMG_0049.jpgDate: Sep 25, 2004 6:05 PM
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settembre 3, 2010

Church of San Michele Tiorre – no postprocessing has been done. The particular light condition was caused by the scirocco wind, wich carried sand particles from the Sahara desert.

IMG_0038.jpgDate: Jul 4, 2003 7:50 PM
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