dicembre 6, 2010

Il codice dei pelati

Sarà sicuramente capitato a molti di notare sulle lattine di prodotti ortofrutticoli quali pelati, piselli e altro un codice stampigliato come questo

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A volte questo codice è sul fondo della lattina mentre la data di scadenza è sulla parte superiore. Quell’insieme di lettere e numeri forniscono informazioni sul lotto di produzione. Nei prodotti che godono di un aiuto finanziario dall’Unione Europea almeno una parte del codice deve seguire un formato ben preciso. In particolare deve esserci una lettera che indica l’anno di produzione, eventualmente preceduta dalla lettera L a indicare il lotto, e seguita da un numero fra 1 e 365 che indica il giorno dell’anno in cui il prodotto è stato inscatolato o imbottigliato.

La lettera che indica l’anno di produzione viene scelta ogni anno dal Ministero delle Attività Produttive.

Negli ultimi anni il Ministero ha scelto queste lettere:

2010 N

2009 R

2008 A

2007 C

2006 J

2005 D

Quindi la lattina di mais che ho fotografato sopra è stata prodotta il 167esimo giorno del 2009 cioè il 16 giugno.

Questa lattina di pomodori invece

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è stata prodotta il 23 agosto del 2010. Posso stare tranquillo: è sicuramente un mese dove i pomodori sono in piena maturazione :) .

Le altre lettere codificano altre informazioni, come l’ora di produzione, ma il codice non è univoco e quindi non è facilmente interpretabile.

Post cortissimo questa volta :-D

A presto

Dario Bressanini

agosto 27, 2010

Sapori d’alpeggio III: mirtilli

Come ogni estate, anche quest’anno vi mostro qualche curiosità gastronomica vista, e assaggiata, durante le mie escursioni alpine tra alpeggi e rifugi.

I formaggi ovviamente, come queste ricotte

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prodotte con latte di vacca e di capra a due passi dal rifugio Zamboni Zappa sotto il Monte Rosa

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A proposito di ricotte: spesso vengono pubblicizzate come “dietetiche” da spot pubblicitari con modelle smilzissime. Beh, la ricotta era povera di calorie una volta, quando veniva preparata dal siero di latte avanzato dopo la produzione del formaggio ed era quindi povera di grassi. Ora invece quasi sempre si fanno con il latte intero, quando addirittura non si aggiunge della panna per renderle più cremose. Buone sì, ma dietetiche non proprio. Magie del marketing.

Ma veniamo ai miei frutti alpini preferiti: i mirtilli.

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Il mirtillo è una pianta spontanea, della famiglia delle Ericaceae e genere Vaccinium. Esistono centinaia di specie al mondo, ma la mia preferita è il Vaccinium myrtillus L. o mirtillo nero. È un arbusto alto 20-40 cm, fruttifica tra luglio e agosto con bacche nero-bluastre e, non essendo coltivabile, può essere gustato fresco solo in loco, da solo, con una spruzzata di zucchero e limone, con dello yogurt freddo o del gelato fiordilatte. In Italia lo si trova solo sulle Alpi e in parte degli Appennini fino a 2000 metri di altitudine circa.

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I mirtilli che si possono acquistare tutto l’anno nei supermercati d’Italia solitamente provengono da coltivazioni non del mirtillo nero ma di una specie diversa, dello stesso genere, originaria del nord America. Il mirtillo gigante americano è una pianta che può superare il metro e ha delle bacche più grandi. Mentre la polpa del mirtillo nero è di colore rosso porpora intenso dovuto alle antocianine presenti, la polpa del mirtillo americano è verde chiaro.

Il più gustoso? Non c’è partita! Vince  il mirtillo nero selvatico dieci a zero.

Eccoli a confronto.

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I mirtilli raccolti personalmente in un alpeggio o andando verso una cima hanno in più il gusto della vittoria per la meta raggiunta :-) Si possono però più comodamente acquistare in valle anche da alcune donne che, nella via centrale del paese, arrivano quasi ogni giorno con un cestino o addirittura una gerla pieni.

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Li vendono a 6 euro al sacchettino, circa 13 euro al kg. Pensando alla fatica che si deve fare per andare a raccoglierli è un prezzo che pago volentieri.

Per raccogliere i frutti credo usino questo rastrellino.

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E se dopo averne mangiati a sazietà ne avete ancora, potete sempre preparare una marmellata

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A presto  Dario Bressanini

Aggiunta per i “precisetti” :mrgreen:  leggete “confettura” dove ho colloquialmente scritto “marmellata”, e “latticino” al posto di “formaggio” ;-)

agosto 16, 2010

La lime-o-nata ipocalorica

È estate, e quando fa caldo la voglia di bere una bevanda fresca e gassata mi assale. Non voglio eccedere con lo zucchero però. Una lattina di bevanda gassata zuccherata contiene mediamente tra i 30 e i 40 grammi di zuccheri. Un grammo di zuccheri fornisce 4 chilocalorie (kcal), che sia saccarosio, fruttosio, glucosio, zucchero grezzo, nel miele o altro non fa grossa differenza. Sto cercando di perdere peso e ingerire troppi zuccheri non aiuta di certo. Ecco quindi la mia alternativa ipocalorica: la Lime-o-nata, come la chiama mio figlio.

Ingredienti:

  • una bottiglia da ½ litro di acqua minerale gassata, possibilmente fredda
  • due lime

Per prima cosa bisogna spremere due lime (in italiano due limette). Per far questo uso una caccavella che ho comprato in Messico, dove è molto usata dai venditori di strada per preparare succhi e macedonie.

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Si usava anche in Italia prima della diffusione degli spremiagrumi elettrici.

Il lime si taglia a metà e si pone nell’attrezzo in questa posizione (esiste anche una caccavella più grande per i limoni e una ancora più grande per le arance).

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Si spreme e si raccoglie il succo.

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Non è così efficiente come uno spremiagrumi elettrico, o quello classico manuale, ma è molto più divertente da usare :-)

Ora viene la parte più difficile. Bevete un sorso d’acqua dalla bottiglia per fare spazio al succo di lime. Adesso dovete versare il succo nella bottiglia, rimettere il tappo e riporre in frigorifero. C’è un problema però: non appena verserete il succo di lime nell’acqua gassata, si formeranno immediatamente innumerevoli bolle sui residui di polpa formando un piccolo geyser con conseguente disastro in cucina (avete presente il classico esperimento delle Mentos nella Pepsi cola?). Tecnicamente si dice che la polpa di lime fornisce dei “centri di nucleazione” per le bollicine. In pratica forniscono un “appiglio” alle piccole bolle che riescono così a ingrandirsi e a staccarsi.

Dovete quindi essere velocissimi nel versare il succo e richiudere la bottiglia. Più è calda l’acqua e più velocemente si formeranno le bolle, quindi è preferibile usare acqua tenuta in frigorifero.

Io faccio questa operazione così

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Con una mano tengo la bottiglia, con l’altra verso il liquido e subito dopo metto il tappo. Notate dalla foto che nella mano destra tengo anche il tappo, pronto per chiudere la bottiglia. Da studente, nei laboratori di chimica all’università, ho imparato ad aprire con la mano destra una bottiglietta di reagente, tenere il tappo con le dita mentre versavo il contenuto nel bicchiere tenuto dalla mano sinistra, e richiudere la bottiglietta sempre solo con la mano destra. Non è necessario fare così, ma è divertente :-)

Se non ci riuscite da soli potete sempre procurarvi un aiutante.

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Di solito preparo un po’ di bottigliette di Lime-o-nata da tenere in frigorifero quando la sete chiama. Non preparo una bottiglia grande per due motivi: una volta aperta si sgasa più facilmente (ha a che fare con la legge di Henry, ve ne parlo un’altra volta), e poi, dovendo aggiungere più succo di lime, non sono abbastanza veloce per chiudere la bottiglia.

Potete provare con il limone, ma per me è un po’ troppo aspra (ecco perché nella limonata classica si mette anche lo zucchero)

Buona bevuta a tutti

Dario Bressanini