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Google offre ricompense a chi trova vulnerabilità nei suoi servizi

Google offre ricompense a chi trova vulnerabilità nei suoi serviziSe a tempo perso coltivate l’hobby di cercare vulnerabilità nei siti web di Google, sappiate che da oggi il colosso informatico offre anche un modo per monetizzare questo passatempo che sicuramente molti di voi avranno.

L’annuncio dell’iniziativa arriva dal blog ufficiale dedicato alla sicurezza nelle applicazioni Google, dal quale apprendiamo che i premi andranno dai 500$ base fino a un massimo di 3.133,7$, passando anche per 1.000$ e 1.337$: maggiore la criticità del bug trovato, maggiore il premio che Google sarà quindi disposta a sganciare.

Il premio è valido sulle falle trovate nei siti *.google.com, *.youtube.com, *.blogger.com e *.orkut.com, per maggiori dettagli è possibile visitare il post dell’annuncio, mentre sul perché delle cifre delle due ricompense maggiori ci si può fare una cultura l33t.

Via | News.cnet.com

Google offre ricompense a chi trova vulnerabilità nei suoi servizi é stato pubblicato su downloadblog alle 14:00 di martedì 02 novembre 2010.

Il fondatore di Google Maps passa da Google a Facebook.

Rasmussen, uno dei fondatori di Google Maps e di Google Wave, da dicembre lavorerà per Facebook. In una intervista al Sydney Morning Herald ci spiega perché, dopo sei anni di collaborazione, ha fatto questa scelta che negli ultimi tempi anche altri colleghi hanno fatto. Secondo Rasmussen “Facebook è una di quelle compagnie che nascono una volta ogni dieci anni. Hanno già cambiato il mondo ma c’è ancora molto da fare. E credo che sia il posto giusto per me. Due o tre anni fa non avrei mai potuto immaginare che Facebook sarebbe cresciuta così tanto, non ci avrei mai scommesso.Credo che per me sia una grande occasione per imparare da Mark [Zuckerberg] e dal suo team.”

Rasmussen racconta di aver ricevuto una proposta di lavoro che diceva “Vieni qui, frequentiamoci per un po’ di tempo e vediamo che succede” che egli stesso definisce molto stimolante. Anche da Facebook fanno sapere che la compagnia non vede l’ora che Rasmussen inizi a far parte dei loro team di sviluppo e design. Da Google, Alan Noble intesse “ufficialmente” le lodi del suo ormai ex collega augurandogli il meglio per il suo futuro.

La decisione di Rasmussen nasce un paio di mesi fa, dopo la decisione di Google di eliminare il progetto Google Wave. Il progetto era partito tra enormi aspettative degli utenti grazie soprattutto alla sensazionale campagna portata avanti nell’attesa del rilascio, ma nonostante alcune interessanti caratteristiche la piattaforma Google Wave non è mai riuscita a decollare. Rasmussen dichiarò “Non dico che avrei scommesso la mia vita su quel progetto, ma tutta l’attenzione che creammo per illancio della piattaforma era basata su qualcosa di reale e concreto. Occorre del tempo prima che qualcosa di così diverso e innovativo trovi la sua strada, e credo che Google non abbia avuto abbastanza pazienza”.

Uno degli altri motivi che lo avrebbe spinto alla scelta è la dimensione ancora ridotta dell’azienda Facebook: uno staff di “soli” 2000 membri contro i 25000 che ormai conta Google. L’anno scorso il designer Douglas Bowman lasciò Google lamentando l’ossessione della compagnia per i dati e le inezie dichiarando “Ho discusso di recente sullo spessore che un bordo avrebbe dovuto avere: 3,4 o 5 pixel e mi è stato chiesto di portare prove per le mie tesi. Non posso lavorare in un ambiente simile.”

Rasmussen stesso sottolinea come l’offerta, sia economica che lavorativa, di Facebook sia stata troppo buona per poter essere rifiutata. Ovviamente non sono noti i particolari economici ma, considerando il valore in Borsa della compagnia e che gli impiegati vengono quasi sempre pagati anche con quote azionarie, i compensi potrebbero facilmente trasformare i nuovi dipendenti in multimilionari.

E la Wave? Che fine farà? Il suo creatore risponde “Non c’è intenzione ne da parte mia ne da parte di Facebook di intraprendere un progetto simile. Ma ho deciso di lasciare a quel progetto un paio di anni almeno di riposo. Spero che altre persone lo raccolgano e ne facciano meglio di quanto abbiamo fatto noi.”

Foto | Flickr
Via | The Sydney Morning Herald

Il fondatore di Google Maps passa da Google a Facebook. é stato pubblicato su downloadblog alle 08:00 di martedì 02 novembre 2010.

Le auto di Google Street View e la privacy dei cittadini

Le auto di Google

Se Google vorrà catturare nuove immagini da utilizzare sul servizio Street View dovrà prima informare i cittadini. A stabilirlo è stato il Garante per la Privacy italiano, con un provvedimento appena adottato che prevede multe da 30mila a 180 mila euro per ogni violazione delle norme.

L’intervento del Garante è stato spinto dalle numerose proteste da parte di cittadini e amministrazioni locali che hanno reputato troppo invadente il metodo utilizzato da Google per catturare immagini delle varie strade italiane.

Le auto di Google dovranno essere riconoscibili, attraverso cartelli o adesivi ben visibili, che permettano di capire facilmente che stanno raccogliendo immagini fotografiche per il servizio Street View. Alla società di Mountain View è stato inoltre ordinato di pubblicare sul proprio sito web, tre giorni prima che inizino le riprese, le località visitate dalle vetture di Street View. Per le città più grandi Google dovrà indicare i quartieri in cui circoleranno le vetture. Lo stesso avviso dovrà essere pubblicato da Google sulle pagine di cronaca locale di almeno due quotidiani e diffuso per mezzo di un’emittente radiofonica locale per ogni regione visitata.

Post pubblicato su Motoricerca: Le auto di Google Street View e la privacy dei cittadini
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Google replica a Bing: nelle ricerche ecco le news “Shared by 5+”



Google Shared 5+ è un nuovo modo di affinare le nostre ricerche che Big G mette a nostra disposizione pochi giorni dopo l’annuncio della partnership fra Bing e Facebook. Vi siete mai chiesti a cosa serva condividere un articolo o un post letto su Internet? Ecco la risposta di Mountain View: serve a dargli rilevanza.

Google non si ferma qui. A fianco a Shared by 5+ (condiviso da oltre cinque persone, che ovviamente può diventare da 10, 15, 20 etc) aggiunge un ulteriore e ancora più utile strumento: recently update, aggiornato di recente. Si tratta degli update relativi all’argomento pubblicati su Twitter, Facebook e via dicendo. Sono due nuovi strumenti di ricerca che ritengo molto utili, per scremare le informazioni e averne di un po’ più aggiornate quanto non sono più novità.

Il servizio al momento è sperimentale, ma desta già qualche relativa polemica. Se Bing infatti ha promesso di utilizzare le informazioni solo dei miei amici di Facebook, Google sembra intenzionato a portarmi a conoscenza dei gusti di tutti. O forse no, visto che un’altra delle cose che Google sta testando è la possibilità di linkare il proprio Twitter a Google News.

Che Big G stesse studiando qualcosa a riguardo non è una novità, i Labs erano già all’opera da un annetto. Ma quello che si sta proponendo Google è di diventare un motore di utilità sociale, come qualcuno l’ha già definito.

Via | Searchengineland

Google replica a Bing: nelle ricerche ecco le news "Shared by 5+" é stato pubblicato su downloadblog alle 12:00 di mercoledì 20 ottobre 2010.

Come Facebook può diventare più grande di Google

Facebook

Scrive Adam Rifkin su Techcrunch che Facebook potrebbe, in soli cinque anni, diventare più grande di quanto Google sia ora. Il tutto parte dall’analisi del tasso di crescita di Facebook negli ultimi anni comparato a quello di Google agli albori: sono molto simili. Facebook nel 2008 valeva $275 milioni, nel 2009 è passato a $635 milioni e si vocifera che quest’anno il suo valore potrebe essere salito a $2 miliardi. Guardiamo ora il tasso di crescita di Google: nel 2001 ne valeva $86, nel 2002 è passato a $440 e nel 2003, al momento della capitalizzazione, è salito a $1.4 miliardi.

Quest’anno i guadagni di Google saranno di $28 miliardi, uno in più, uno in meno. La domanda a questo punto è come può Facebook, in soli cinque anni, arrivare a guadagnare nel 2015 più di 30 miliardi. Come Rifkin fa notare, Facebook ha già più pagine viste di Google e le persone spendono già più tempo connesse a Facebook di quanto ne spendano su Google. Inoltre, e questo non è secondario, Facebook potrebbe riuscire a battere i guadagni della grande G senza entrare nel mercato degli ads testuali, la principale fonte di guadagno di Google, ma affidandosi invece ad altre forme pubblicitarie.

Se così fosse Facebook risolverebbe uno dei grandi problemi della pubblicità legata alla rete: l’inesistenza di un unico luogo, di un unico sito, con il quale raggiungere pressoché l’intera massa di utenti. Facebook infatti permetterebbe alle aziende di raggiungere un numero elevato di persone attraverso un ecosistema molto poco web-like (come è quello di Google Adsense) e molto più legato ai media tradizionali, come la televisione. Da uno a tanti. Per questa ragione Rifkin crede anche che Facebook cercherà una partnership con poche e potenti aziende, non aprendo il suo mercato a tutti come fa Google.

Il valore della pubblicità su Facebook sarebbe maggiore di quella su Google anche considerato il fatto che Facebook sarebbe in grado di fornire alle aziende dati estremamente dettagliati sugli utenti (quanto tutta l’informazione che ha Google invece si basa sulle loro ricerche), essendo così in grado di posizionare gli annunci in base alle loro passioni, interessi e attività. Si potrebbe, inoltre, rendere la pubblicità interattiva attraverso foto e messaggi, e far si che siano gli utenti stessi a veicolarla attraverso i like. Insomma, come Rifkin sottolinea Facebook alle aziende venderà persone.

A tutto ciò andrebbero aggiungi una serie di servizi a pagamento, premium, che gli utenti veramente appassionate di Facebook potrebbero decidere di sottoscrivere. Questi potrebbero essere, per esempio, una gestione delle foto migliore, con risoluzione maggiore e più funzioni, o una casella di posta elettronica avanzata che dia più spazio e permetta anche di chiamare i propri contatti (una specie di Skype: se ne è discussa la possibilità, in passato). Ci sarebbero poi i Facebook Credits, non molto popolari ai nostri giorni ma che senza troppa fatica potrebbero divenire il PayPal del futuro (e in questa direzione l’azienda punta molto), e i giochi, ovvero la cosa più utilizzata in Facebook: anche quelli potrebbero venire monetizzati, vendendo oggetti virtuali o semplicemente espandendoli con opzioni a pagamento.

In altre parole la crescita di Facebook non è in discussione e nemmeno i guadagni che, come già detto a inizio post, secondo i calcoli di Rifkin saranno nel 2015 superiori ai 30 miliardi. Il tutto, attraverso un lavoro di cooperazione in diverse aree e settori, dalla pubblicità ai servizi a pagamento e premium sopra citati.

Foto | Bouly

Come Facebook può diventare più grande di Google é stato pubblicato su downloadblog alle 08:00 di mercoledì 20 ottobre 2010.

Google Apps Marketplace celebrates 6 months with a dozen new apps

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Unless you're using Google Apps at work, you might not be familiar with the Google Apps Marketplace. It's Google's playground for third party apps that add functionality to the existing Google Apps suite, and it's 6 months old today. Although you don't hear much about the Apps Marketplace, it has over 200 apps and 4 million users.

Google is celebrating the half-birthday of the Apps Marketplace by introducing twelve new apps. Some of the more useful-looking ones include Shared Contacts Service, which shares a single contact list across every account in your Google Apps domain, Elance, a freelance hiring service, and Insync, which is like Dropbox for Google Apps.

Google Apps Marketplace celebrates 6 months with a dozen new apps originally appeared on Download Squad on Tue, 14 Sep 2010 13:30:00 EST. Please see our terms for use of feeds.

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Oracle sconfiggerebbe i brevetti avendo la meglio su Google?

JavaChe sia un folle o, un visionario… Daniel Eran Dilger è sicuramente bene informato. La seconda metà di agosto si è aperta con l’inaspettata uscita di Oracle, che ha imputato a Google la violazione di sette brevetti relativi a Java su Android. Pochi giorni dopo Il giorno prima Eben Moglen aveva esposto al LinuxCon 2010 una tesi antagonista sulle strategie per sconfiggere il pericolo delle software patent. Sull’intera questione l’idea di Dilger si spinge anche oltre quella di Moglen: la sconfitta di Google in un ipotetico processo intentato da Oracle potrebbe essere addirittura positiva. Un’opinione come minimo bizzarra.

Mentre Oracle è riuscita nella riabilitazione di Google proprio grazie all’attacco ad Android e gli sviluppatori open source la stanno abbandonando per progetti alternativi, Dilger riesce a vedere qualcosa di buono nella politica di Larry Ellison. Del resto, per avvalorare la sua tesi, Dilger difende Apple nei confronti di Adobe: è come sostenere che in un incidente rimediare una paralisi definitiva sia sempre meglio che morire. Opinabile e per nulla confortante (mi scuso per il paragone piuttosto forte). Ricorda un po’ la questione di SCO e Novell, in cui la vittoria di quest’ultima non è un successo.

Insomma, Dilger pensa che Android debba entrare in crisi perché Linux possa emergere. Non soltanto, perché dovrebbe essere Oracle a renderlo possibile. Eppure, nella follia generale della tesi di Dilger c’è un aspetto interessante e per certi versi innovativo: a differenza degli innumerevoli processi sul tema quello contro Google potrebbe porre fine al pericolo dei brevetti software. È un’idea utopistica, vaneggiante e pericolosa che rischia di far emergere un nuovo “caso” SCO. Ma, se avesse successo, porrebbe fine una volta per tutte ai processi su proprietà intellettuale, diritti e patenti.

Via | RoughlyDrafted Magazine

Oracle sconfiggerebbe i brevetti avendo la meglio su Google? é stato pubblicato su ossblog alle 11:00 di lunedì 23 agosto 2010.

Una Search Story di Google sul diventare padre per la prima volta

Sempre carine le Search Stories di Google. Questa volta l’oggetto è un comune mortale in procinto di diventare padre: la moglie che è incita, quali libri comprare per prepararsi, come vendere la propria collezione di vinili per fare un po’ di soldi e poi tutti i mille interrogativi sul nuovo esserino.

In questa sorta di spot il motore di Google aiuta a dare le riposte ai mille quesiti del nuovo padre.

Via | Googleblog.blogspot.com

Una Search Story di Google sul diventare padre per la prima volta é stato pubblicato su downloadblog alle 11:00 di giovedì 29 luglio 2010.

Google App Inventor: creare applicazioni per Android senza saper programmare

Google App Inventor sarà disponibile probabilmente oggi o nei prossimi giorni.

Si tratta di un tool di sviluppo che consente di creare applicazioni per Android senza avere conoscenze da programmatore. Guardando il video e da quanto si legge nell’apposita pagina, avremo l’opportunità di creare applicazioni inserendo oggetti in una form ed utilizzando dei blocchi ad incastro simil-puzzle per le azioni. Mi viene in mente l’ambiente di sviluppo per il mitico Lego MindStorms.

Non rimane che aspettare per metterci le mani sopra.

Via | Mashable.com

Google App Inventor: creare applicazioni per Android senza saper programmare é stato pubblicato su downloadblog alle 10:15 di lunedì 12 luglio 2010.

Da Google un nuovo social network?

Social Network: ora tocca a Google

Pare che  Google abbia intenzione di potenziare i propri sforzi nel settore dei social network. Le precedenti mosse relative a Orkut e Google Buzz si sono infatti dimostrate molto deboli e completamente inadatte a competere con Facebook. Adam D’Angelo, ex dirigente di Facebook, sembra confermare che non si tratti di un rumor ma di un progetto sul quale Google sta investendo molto.

Il servizio dovrebbe ovviamente avere quasi tutte le principali funzionalità di Facebook per poter minimamente pensare di competere con il colosso dei social network.

Probabilmente a Mountain View sono spaventati dalla continua, anche se un po’ rallentata, crescita di Facebook e temono che sempre un maggior numero di utenti passi gran parte del tempo sul social network invece che altrove (soprattutto sui siti Google).

Lanciare un nuovo social network con l’intenzione di competere con Facebook è sicuramente una sfida ambiziosa, ma una società come Google ha sicuramente molte carte da giocare per fare in modo che l’iniziativa abbia successo.

Promuovere o integrare il probabile nuovo social network infatti non sarà un problema per Google: sulla home page del motore, su Gmail, su YouTube, magari anche all’interno di Google Chrome e non dimenticando i dispositivi mobile basati su Android e la Google TV.

La sfida da vincere sarà sicuramente quella di convincere i milioni di utenti Facebook, non tanto al trasloco verso il nuovo social network, ma almeno a provarlo e decidere in seguito di migrare la propria rete sociale sul nuovo strumento, cedendo ulteriori dati personali a Big G.

Al momento non rimane che attendere conferme o smentite ufficiali in merito. Per ulteriori commenti invece sarà necessario attendere l’effettivo lancio del nuovo servizio.

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