dicembre 7, 2010

320 milioni di dollari di costo per Tron Legacy: sarà flop o no?



A pochi giorni dalla nostra recensione in anteprima, e con le prime critiche in arrivo dagli States (positive al 71% su Rotten) Tron Legacy si appresta a vivere il suo primo weekend di programmazione. Il film evento del natale 2010 è ormai alle porte, con un budget a dir poco mostruoso alle sue spalle. 170 i milioni di dollari di costo, ai quali vanno aggiunti altri 150 milioni di dollari spesi dalla Disney per lanciarlo e promuoverlo. 320 milioni di dollari complessivi, per un box office da sbancare, se si vorrà guadagnare qualcosa sull’enorme investimento.

Ovviamente, come sempre accade quando c’è di mezzo il mondo Disney, l’universo Tron non si limiterà alle sale. L’industria del merchandising si è ovviamente messa già al lavoro, per non parlare di Tron: Uprising, serie animata per la tv già in fase di produzione, oltre ad un sequel, in attesa dei primi risultati al botteghino per essere ufficialmente ‘approvato’, e un parco a tema. Pesantissimo il fardello che si è ritrovato sulle spalle l’esordiente Joseph Kosinski, per un film che potrà fare ‘utili’ al box office solo dopo aver superato la soglia dei 600/650 milioni di dollari. Ci riuscirà o tra un mese staremo qui a parlare del flop del secolo? C’è da dire che un anno fa identici discorsi si facevano su Avatar. E tutti sappiamo come è andata a finire…

320 milioni di dollari di costo per Tron Legacy: sarà flop o no? é stato pubblicato su cineblog alle 10:56 di martedì 07 dicembre 2010.


ottobre 7, 2010

Facebook to allow users to download their data

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Facebook CEO Mark Zuckerberg announced two big changes today, the newly revamped Groups being one of them. The second is that users will now have the ability to download all of their Facebook data, anytime they wish, as a big ZIP file. Expect the new feature to hit your account settings in the next few days.

The option to download your data will show up in your Account Settings, just below the line for Account Security. After clicking it, you'll have to click through an enormous warning about keeping your data safe and secure after downloading it, which acts as some sort of disclaimer. After you click through that, you're given a second "Download" button, after which point Facebook will package your stuff and proceed to email you a download link for the .ZIP archive. The video (after the break) explains it all, now we just have to wait for it to roll out.

Challenge: Try not to snicker too much when the speaker goes into huge emphasis mode about protecting your data once you download it from the extremely secure privacy-vault that is Facebook.

Facebook to allow users to download their data originally appeared on Download Squad on Thu, 07 Oct 2010 04:40:00 EST. Please see our terms for use of feeds.

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agosto 3, 2010

Legalità OGM for dummies

“Non si tratta di OGM sì o OGM no. Qui si tratta di legalità”. Così ha tuonato Carlo Petrini su Repubblica del 3 agosto, a proposito dei campi di mais OGM in Friuli.

Non posso che concordare. Le leggi vanno rispettate. Ma di quali leggi stiamo parlando? Forse è il caso di fare un ripassino.

Prima però volevo chiarire che il campo di mais in questione, lungi dall’essere “tossico” (Petrini lo accomuna molto scorrettamente alla fuoriuscita di petrolio nel Lambro) è addirittura più sano di un campo convenzionale. Il MON810 infatti, il mais Bt in questione, contiene un gene preso dal Bacillus thuringiensis che produce una tossina, innocua per i mammiferi ma letale per alcuni insetti, in particolare la piralide. Questo batterio è utilizzato da decenni in agricoltura biologica. Questo mais non ha quindi bisogno di essere spruzzato con insetticidi contro la piralide. E infatti è ormai accettato nella letteratura scientifica che il mais Bt (dal nome del batterio) permette una riduzione dell’uso di insetticidi. Una riduzione che non è solo una possibilità teorica: è stata verificata sul campo più e più volte in varie parti del mondo, sia in campi sperimentali che in campi a coltivazione commerciale. Per inciso, questo mais viene seminato da molti anni in Spagna, su circa 80.000 ettari e ha permesso un aumento del reddito degli agricoltori che lo hanno seminato. Insomma, chiunque abbia a cuore l’ambiente dovrebbe gioire per l’uso di colture con un impatto ambientale minore, non avversarle.

In più, questo mais, non venendo attaccato dalla piralide, contiene meno fumonisine del mais convenzionale o di quello biologico. Le fumonisine (ne avevamo già parlato tempo fa) sono sostanze molto tossiche: possono, in casi estremi, causare la spina bifida in un neonato se assunte da una donna in gravidanza. Se fosse disponibile della farina di mais Bt non ci penserei due volte, anche per questioni di sicurezza, ad utilizzarla per farci della sana polenta uncia, o polenta e luganiga, di quelle che indubbiamente piacciono anche a Carlo Petrini.

Ma torniamo alla legalità. Sgombriamo subito il campo da un equivoco: per ora non è possibile nella UE, per uno stato o per una regione, dichiararsi completamente OGM-free, vietare cioè qualsiasi tipo di coltivazione transgenica. Non si può. È contro le leggi. Quali? Quelle europee! Nell’Unione Europea vige il principio di coesistenza: l’agricoltura transgenica, quella convenzionale e quella biologica devono poter coesistere, e non è possibile (violerebbe i principi di libertà economica e di scelta degli agricoltori) dichiarare illegale, in modo generalizzato, una tipologia di coltivazione. Come ha ricordato la Consulta  con la sentenza n. 116 del 2006, non è più discutibile il principio comunitario, ormai recepito nell’ordinamento nazionale, “costituito dalla facoltà di impiego di OGM in agricoltura, purché autorizzati”.

Nel 2003 il Land dell’Austria Superiore ha notificato alla UE un progetto di legge per dichiararsi completamente OGM-free e la Commissione Europea ha bocciato il progetto in quanto contrastava con la direttiva comunitaria di armonizzazione degli OGM nell’Unione Europea, nella fattispecie la direttiva 2001/18/CE, che prevede una valutazione caso per caso. L’Austria è ricorsa in appello ma ha perso. Insomma, l’OGM-free generalizzato è illegittimo.

A oggi tutte le dichiarazioni di regioni e comuni italiani di essere OGM-free sono totalmente prive di valore giuridico. Fumo negli occhi. Esiste una sola curiosa eccezione in Europa, ma ne parleremo un’altra volta.

Punto secondo: le autorizzazioni alla coltivazione e all’immissione sul mercato di OGM competono esclusivamente alle istituzioni europee, previo parere dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare. Non agli stati nazionali. Il mais in questione, con un centinaio di varietà diverse iscritte al registro europeo delle sementi, è stato regolarmente autorizzato, e quindi è considerato sicuro sia per l’ambiente che per la salute umana, e la sua autorizzazione è valida in ogni paese dell’Unione.

Ma se uno non vuole coltivarlo? È possibile, per un paese membro, vietare temporaneamente la coltivazione di uno specifico OGM già autorizzato appellandosi alla cosiddetta “clausola di salvaguardia”, prevista dalla legislazione europea. Tuttavia non è sufficiente richiamare genericamente il “principio di precauzione” ma si devono fornire nuove prove scientifiche di rischi, documentate, per la salute umana o per l’ambiente che possano giustificare l’introduzione di un divieto per uno specifico OGM. Prove che il Ministero dell’Agricoltura non ha mai fornito. L’Italia infatti non ha fatto ricorso, a differenza di altri stati europei, alla clausola di salvaguardia. Né per il mais né per la patata Amflora.

Francia e Germania hanno chiesto l’applicazione della clausola di salvaguardia, adducendo motivazioni che, ad un successivo esame, sono risultate scientificamente prive di fondamento, anche se il divieto in quei paesi è rimasto, per motivi squisitamente politici.

L’Italia non ha invece chiesto l’applicazione della clausola, e ora è tardi per piangere sul latte versato.

Come afferma la sentenza del Consiglio di Stato del 18 Gennaio 2010

“il richiamo al principio di precauzione, a sostegno dell’impossibilità per l’Amministrazione di istruire e concludere i procedimenti autorizzativi, si palesa nella specie inconferente, non avendo l’Amministrazione indicato specifici studi scientifici ai quali potrebbe essere eventualmente ricondotto un rischio per la salute umana, o altri beni o diritti fondamentali, derivante dalla conclusione positiva dei medesimi procedimenti.”

La normativa europea, una volta approvato un OGM a livello comunitario, esclude che si possa vietare, su base locale, in base a considerazioni che non siano di tipo scientifico relative alla salute umana e all’ambiente. Ecco perché il Consiglio di Stato ha dato torto al Ministero dell’Agricoltura, che per negare l’autorizzazione alla coltivazione del mais MON810 si è appellato alla mancanza di norme sulla coesistenza, un aspetto cioè di tipo economico:

“Considerati i profili prettamente economici che devono essere regolamentati dai piani di coesistenza, e considerato che a tali piani sono estranei i profili ambientali e sanitari, e il principio comunitario della coltivabilità degli OGM se autorizzati, il rilascio dell’autorizzazione alla coltivazione non può essere condizionato alla previa adozione dei piani di coesistenza.”

Il decreto ministeriale contro cui si battono gli agricoltori “disobbedienti” che hanno seminato il mais OGM, e che viene ricordato da Petrini nel suo pezzo su Repubblica, è composto da un unico articolo che recita “La richiesta di messa in coltura di ibridi di mais geneticamente modificati, contenente l’evento MON810, formulata dall’Azienda Dalla Libera Silvano con nota del 14/08/2006 è respinta”.

Un decreto ad personam (o meglio contra personam) che non soddisfa nessuna delle condizioni previste dalla normativa europea per impedire la coltivazione di un OGM già autorizzato in sede europea. Fa invece riferimento, per negare l’autorizzazione, ad aspetti di coesistenza, che come già ricordato nella sentenza del consiglio di stato, non costituiscono un motivo valido per vietare l’autorizzazione. In più il decreto non è stato inoltrato alla Commissione Europea, forse per evitare una bocciatura immediata, e una figuraccia, visto che è palesemente in contrasto con la normativa europea.

Ora il ginepraio legale è questo: il decreto “ad personam” ha negato l’autorizzazione all’azienda di Silvano Dalla Libera, che ha deciso di continuare la sua battaglia sul piano legale nelle aule dei tribunali, convinto che le leggi europee prevalgano sui decreti ministeriali italiani. Giorgio Fidenato invece, forte della sentenza del Consiglio di Stato e del fatto che l’Italia non ha fatto ricorso alla clausola di salvaguardia, ritiene in suo diritto seminare un mais già regolarmente approvato nell’Unione Europea anche in assenza della autorizzazione ministeriale, e quindi ha deciso di compiere una azione di “disobbedienza civile” convinto che l’Europa gli darà ragione. La Commissione Europea ha presentato recentemente una nuova proposta di regolamentazione degli OGM, ma per ora le regole sono queste.

(un grazie a Luca Simonetti per aver chiarito nei commenti la cornice giuridica)

Tra l’altro, il polline, come tutte le cellule sessuali, è vitale solo per poco tempo. L’esperienza mostra che bastano 50-100 metri di distanza perché l’impollinazione dei campi vicini rimanga sotto il fatidico 0,9% (ammesso nel caso peggiore che i due campi fioriscano nello stesso periodo), per cui nessun danno economico verrebbe causato agli agricoltori. Anche l’agricoltura biologica ha una soglia ammessa dello 0,9% di materiale OGM. Evitiamo quindi di parlare di api e vento che trasportano polline a chilometri e chilometri di distanza.

In più, pare che il mais in questione sia fiorito da tempo, per cui il suggerimento di Petrini di distruggere il campo è completamente privo di senso. Forse c’è il timore che, lasciandolo intatto, si possa dimostrare una volte per tutte che la coesistenza in Italia è possibile? E’ questo che teme la coalizione anti-OGM? Che crolli il loro castello di carta? Che altri maiscoltori possano seguire l’esempio, magari consorziandosi tra vicini di campo e creare così dei macro-campi OGM rispettando tutte le misure di coesistenza? E’ per questo che si usano dei toni sempre più sbracati e accesi?

Una cosa è certa: chi parla di legalità dovrebbe, quanto meno, conoscere le leggi. Quelle dell’Europa di cui, volenti o nolenti, facciamo parte e siamo tenuti a rispettare, anche se non piacciono. E’ triste constatare che a parole sono tutti europeisti e paladini della legalità, salvo poi scoprire a posteriori (sia che si tratti di frittura di pesciolini, di età pensionabile per le donne o di OGM) che le regole che ci sono (e che sono decise a Bruxelles spesso nella totale assenza di rappresentanti italiani) non piacciono. Troppo comodo così.

Dario Bressanini

luglio 5, 2010

Ecco il trailer italiano di Harry Potter e i doni della morte!!!

Harry Potter e i doni della morte Teaser Poster USA

Solo qualche giorno fa vi avevamo mostrato il teaser poster ed il trailer ufficiale di Harry Potter e i Doni della morte ma è con immenso piacere che vi mostro il trailer in italiano che la Warner Bros ha diffuso da pochissime ore in esclusiva su Yahoo


Che ve ne pare, vi piace più il trailer in italiano o preferivate quello in lingua originale?
E che mi dite del nuovo doppiatore di Voldemort?
Vi ricordo che QUI trovate tutte le news dal Blog di Harry Potter e i Doni della morte: Parte I, mentre QUI trovate le news dal Blog di Harry Potter e i Doni della morte: Parte II